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Per
gli AC/DC all'inizio del 1980 tutto sembrava promettere bene: il
loro ultimo album, "Highway To Hell" aveva sfondato a
livello mondiale ed era stato quello di maggior successo in una
serie di sei album in cui ognuno aveva venduto più del precedente.
Gli AC/DC, dopo anni in cui avevano dovuto combattere contro l'indifferenza
dell'industria discografica e la derisione dei critici, che li accusavano
di voler far rivivere un genere - l'hard rock - superato, si trovavano
finalmente lì, tra i più grossi nomi del rock mondiale,
grazie anche ad una serie di esaltanti esibizioni live. Pochi avrebbero
potuto prevedere che in qualche settimana tutta la loro carriera
avrebbe rischiato di andare in mille pezzi a causa della morte di
chi, secondo tutti gli altri membri della band, era stato il principale
artefice di tutto questo.
Il 20 Febbraio del 1980 Bon Scott, cantante e frontman del gruppo,
venne trovato morto nella macchina di un amico; l'ingestione di
un grosso quantitativo di superalcoolici, unito a circostanze piuttosto
sfortunate, erano state la causa della terribile tragedia.
Per la band fu, ovviamente, un colpo durissimo: Bon era stato colui
che aveva tirato fuori l'anima più sanguigna e "ribelle"
del gruppo, e in quel momento furono molti, compresi i membri della
band, a pensare che la band si dovesse sciogliere; perdere Bon fu
perdere il vero leader spirituale della band.
Ma dopo varie esitazioni, la decisione fu presa: il gruppo avrebbe
continuato; in fondo gli AC/DC esistevano soltanto da sei anni e
sembrò davvero troppo triste lasciar perdere tutto quanto
fino ad allora costruito, anche in considerazione degli sforzi di
Bon, che aveva preso per mano la band e ne aveva tirato fuori il
carattere che li aveva condotti dai pub alla "serie A"
del rock.
Nel giro di un paio di mesi, e dopo varie audizioni, fu scelto il
nuovo cantante: Brian Johnson, che nonostante avesse avuto un successo
piuttosto limitato con la sua band precedente, era stato spesso
nominato da Bon stesso come uno dei suoi cantanti preferiti.
L'album con il nuovo cantante fu completato in tempi relativamente
brevi, ed uscì a fine luglio 1980; la copertina (quella del
vinile originale) fu completamente nera e senza titolo, con la sola
scritta "AC/DC" in alto, in segno di rispetto per la scomparsa
di Bon; la musica, terremotante, un tributo a Bon e un modo per
dire che gli AC/DC erano tornati.
In retrospettiva è difficile trovare un album più
granitico e impressionante di questo nella storia dell'hard rock.
L'intero album non ha un solo momento debole; Brian Johnson è
al top della forma e lo stesso dicasi per l'intera band, specialmente
Angus, che crea qui degli assoli davvero memorabili per gusto ed
energia.
Ma una delle cose più grandi, almeno a mio modesto giudizio,
è la stessa atmosfera che si "respira" attraverso
l'ascolto dell'intero album, quella di un grande tributo a Bon e
di un superamento della tragedia, non attraverso celebrazioni funeree
o canzoni di compianto, ma attraverso un album che inizia con un'atmosfera
"scura" e pesante e si fa man man più libero e
trionfale, come a sottolineare che Bon, in qualche modo, era ancora
lì spiritualmente. Da sottolineare, in particolar modo, la
strofa iniziale della title-track, "...sono libero da ogni
legame che mi teneva incatenato, guardo il cielo perché mi
esalta, dimentica il carro funebre perché non morirò
mai, ho occhi di gatto e nove vite, e abuso di ognuna di esse, e
corro selvaggio".
E tutto questo senza che il nome di Bon venisse nominato lungo l'intera
durata dell'album, e con testi che, in generale, avevano pochissimi
accenni, e indiretti, alla figura di Bon Scott; il tributo fu fatto
con la musica, non con le parole.
Gli AC/DC, nel momento più difficile della loro carriera,
avevano fatto uscire quello che era forse il loro lavoro migliore
(anche se qualcuno giura su "Highway To Hell").
Back In Black non solo fu l'album che proiettò definitivamente
gli AC/DC verso il gotha del rock mondiale, e sicuramente lo status
che tuttoggi hanno è da attribuirsi in buona parte a quest'album;
fu uno dei pochi album che segnò la riscossa rock sulle mode
che stavano diventando predominanti nel mondo musicale, fu l'album
che influenzò generazioni di nuovi gruppo e che mostrò
che i critici della press musicale, che ormai ignoravano quasi sistematicamente
ogni gruppo rock, altro non erano che dei poveri idioti in preda
alla mania delle mode e della musica "di tendenza".
Back In Black, nonostante abbia raggiunto "solo" il quarto
posto nella classifica americana, vendette prima dell'anno nuovo
qualcosa come 12.000.000 di copie nel mondo e rimase nella top ten
USA per oltre sei mesi (!),diventando il disco più venduto
dell'anno. E' tuttoggi il secondo album hard rock più venduto
di tutti i tempi, dopo "Led Zeppelin IV".
Inutile dire che le radio e i giornali scoprirono di essere interessati
al fenomeno AC/DC solo quando (con vari mesi di ritardo) si accorsero
del successo clamoroso che il gruppo stava avendo.
Da quel momento la carriera degli AC/DC, ovviamente, cambiò:
si ritrovarono ad essere uno dei gruppi più importanti del
mondo e furono gli headliner della prima "vera" edizione
del Monsters Of Rock di Castle Donington (e di altre due, nel 1984
e nel 1991), che negli anni a seguire divenne un classico per tutti
gli appassionati di hard&heavy.
Nessuno dei loro album seguenti, benché spesso buoni, riuscì
ad essere al livello di questo, e secondo il sottoscritto nessun
altra hard-rock band riuscì mai più a pubblicare un
capolavoro di questa portata.
Se non avete mai ascoltato quest'album correte a comprarlo: è
l'occasione per ascoltare un capitolo di storia del rock, una band
al top della forma, un momento di musica memorabile e un disco che,
sia per la qualità musicale che per l'importanza storica,
verrà ricordato per molti decenni ancora.
Track
by Track:
HELLS
BELLS
Campane a lutto iniziali per quella che è sicuramente la
song più minacciosa che gli AC/DC abbiano mai scritto, abbastanza
lenta ma con un crescendo iniziale veramente terrificante,
da brividi lungo la schiena - il che mostra che l'esprimere un senso
di potenza non è certo necessario fare più rumore
possibile...
...e qui di potenza ce n'è a milioni tonnellate: "Sono
un rombo di tuono, un diluvio che s'abbatte, sto arrivando come
un uragano, la mia luce sta per esplodere attraverso il cielo, sei
giovane ma morirai... non ci saranno prigionieri, non risparmierò
vite, nessuno può opporsi, con la mia campana ti sto per
portare all'inferno..."
Una curiosità: per l'esecuzione dal vivo del brano gli AC/DC
fecero forgiare una campana di bronzo di due tonnellate!
SHOOT
TO THRILL
Un
altro brano memorabile, in cui si miscelano melodia, velocità
e potenza, con Brian Johnson che nel finale dà il meglio
di sè. Il testo certamente è sotto l'influenza di
Bon, con allusioni
sessuali e doppi sensi.
E' un classico del repertorio AC/DC dal vivo.
WHAT
DO YOU DO FOR MONEY HONEY
Un
riff "staccato" che conduce ad un bel chorus, prima di
un altro dei riff al fulmicotone di
Angus. E' da parecchio che non la si sente dal vivo, e secondo me
riproporla ogni tanto non guasterebbe.
GIVEN THE DOG A BONE
Un riff che si snoda (letteralmente) tra verse e chorus; certamente
uno dei brani per il quale il vocabolo "terremotante"
usato da me prima è più azzeccato. Secondo il sottoscritto,
uno dei brani migliori del disco; star fermi ascoltando questa song
è un'impresa titanica. Il testo non è ciò che
può piacere molto alle femministe, però... 8)
LET ME PUT MY LOVE INTO YOU
Personalmente lo ritengo il brano meno bello del disco, ma certamente
un brano che brillerebbe sulla stragrande maggioranza degli album
hard rock. E' relativamente calma rispetto alle altre finora ascoltate;
come momenti migliori, direi l'assolo di Angus e la prestazione
vocale di Brian nel finale.
BACK IN BLACK
Il riff è certamente uno dei più celebri di tutti
i tempi; anche se Bon non viene nominato direttamente, è
probabilmente il momento del disco in cui ci sono maggiori riferimenti
all'amico scomparso. L'assolo di Angus - anzi, gli assoli, dato
che il finale ha un altro assolo "fade-out" -
benché non particolarmente lunghi, sono certamente tra i
migliori dai lui mai composti.
YOU
SHOOK ME ALL NIGHT LONG
Purtroppo questa sembra essere l'unica canzone di cui MTV ed in
generale le radio sembrano ricordarsi, ed è un peccato perché
secondo me l'album ha ben altro da offrire; è comunque un
ottimo brano, benché certamente uno dei più radio-friendly
composti dagli AC/DC. Il chorus,
in particolare, è veramente molto bello.
HAVE A DRINK ON ME
A mio giudizio superiore al brano precedente, questa è una
canzone che avrebbe potuto tranquillamente essere uno smash-hit
pur non avendo pressoché nessuna concessione commerciale;
è difficile per me scegliere quale sia la mia track preferita
in quello che è forse il mio album preferito di sempre, ma
certamente questa è tra le candidate. Il finale (dall'assolo
in poi) è uno dei passaggi rock che mi dà i brividi
ogni volta che l'ascolto. Per via del testo, consiglierei l'ascolto
di questo brano durante una "bevuta" con amici.
SHAKE
A LEG
In ogni album degli AC/DC che si rispetti non può mancare
l'inno all'aspetto "monellesco" della vita, e questo rock
'n' roll scherzoso e velocissimo, con un testo che parla di "giovane
fannullone che tira calci a tutto ciò che incontra"
e che "combatte sempre dalla parte sbagliata", etc, ne
è la controparte musicale.
ROCK AND ROLL AIN'T NOISE POLLUTION
Altro brano "inevitabile" nel repertorio AC/DC è
l'inno all'amato rock 'n' roll, che però questa volta viene
realizzato con un brano lento e bluesy, ma di impatto straordinario.
Come avevo detto prima, l'atmosfera che si respira qui è
quella di una vera e propria rinascita del rock 'n' roll, sostenuta
anche dal ritmo piuttosto "trionfale" dei brani precedenti.
Il che fa di Back In Black una specie di "concept album"
pur non essendolo assolutamente (spero che mi seguiate!); non credo
che si potesse scegliere qualcosa di meglio per concludere alla
grande un album come questo.
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TNT -
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