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Incredibile,
nuovo disco per gli Angel Dust e ennesimo passo in avanti di questa
atipica band tedesca, è un caso più unico che raro,
di solito le band difficilmente riescono a ripetersi dopo un ottimo
disco, gli Angel Dust dopo l'ottimo Bleed hanno addirittura migliorato.
Questo disco si presenta con una elegante confezione in digipack
e già la cover ci dà l'idea dell'impronta oscura e
cupa del disco, anche in questo particolare la band ha lavorato
bene, con una confezione molto attraente. Passando al contenuto
si parte alla grande con "Let me live", dove gli Angel
fanno subito sul serio, ritmi vicinissimi al thrash, con le chitarre
ben in evidenza, ottima la ritmica martellante, già al primo
brano ci si rende conto come le tastiere, se ben usate, possano
rendere il brano più evocativo ed arricchirlo senza pregiudicarne
la potenza e l'impatto. La seguente "The one you are"
si apre con un riff granitico ed una ritmica molto sostenuta, questo
è un grande esempio di brano pesante e tirato dove le tastiere
riescono ad abbellire il tutto senza divenire ingombranti, brano
davvero bello.
"Enjoy" è il brano successivo, approccio heavy
classico con ancora belle chitarre in evidenza, con la voce di Dirk
Thurisch a proprio agio con un brano cadenzato e potentissimo, splendida
l'apertura del chorus, con un ritornello che rimane in mente sin
dal primo ascolto. Solo con il quarto brano "Fly away"
arriva un attimo di calma con un bellissimo arpeggio di Bernd Aufermann,
Thurisch dimostra di essere a suo agio anche nel modulare la sua
voce anche a tonalità basse, la song è splendida,
fra parti da ballad ed improvvisse accelerazioni che definirei power
thrash, molto positiva anche la sezione ritmica. Finalmente un gruppo
con un batterista non ancorato alla doppia cassa "per forza"
e la successiva "Come into resistance" ne dà piena
dimostrazione, un brano quasi alla Savatage, con le tastiere, questa
volta, a farla da padrone.
Con "Beneath the silence" arriva la vera ballad, e gli
Angel Dust non perdono l'occasione di mostrare tutta la loro classe
anche in questo frangente con una chitarra acustica da brividi,
una perla di tre minuti (a dimostrazione che le ballad non devono
per forza essere lunghe). Un intro di piano e voce introducono "Still
I'm bleeding", ci preparano ad una song bellissima, molto coinvolgente
con un fascino triste ed oscuro, grande l'accelerazione centrale
con basso e batteria a farla da primedonne. Il livello non tende
a scendere nemmeno volendo trovare un pelo nell'uovo (ed in questo
caso sarebbe proprio così), "I need you" si propone
lenta e cadenzata, tastiere splendide fanno da tappeto sonoro ideale
per la chitarra e la voce quì davvero al massimo dell'espressività
con ancora quell'alone di cupa tristezza che pervade l'intero lavoro.
Gli Angel Dust ci regalano, quindi, un breve intermezzo acustico
(il secondo, ancora brevissimo) ovvero "First in line"
poco più di due minuti di magia, sentire per credere. Ma
il brano funge anche da intro per la successiva e spettacolare "Cross
of hatred" brano fantastico, basato su un giro di chitarra
che si intreccia con le melodie tessute dal bravissimo Steven Banx
con il suo synth, Thurisch si esprime ancora una volta su livelli
altissimi riuscendo ad essere aspro e melodico allo stesso tempo,
un brano riuscitissimo, forse il migliore dell'intero disco. La
chiusura degna di questo piccolo capolavoro oscuro è la bellissima
"Ocean of tomorrow" ancora una volta introdotta in modo
acustico e delicato per poi sfociare in un brano dalle connotazioni
tipiche del sound della band, il crescendo è entusiasmante
e coinvolgente, il ritornello è riuscito ed ispirato per
un brano da ricordare.
Dubito che gli Angel Dust riescano a fare di meglio con il loro
prossimo disco, intanto si godano i migliori complimenti per aver
sfornato uno dei dischi metal più belli degli ultimi anni,
sicuro fra i migliori in assoluto di questo 2000. Un acquisto consigliatissimo
anche a fronte del costo non certo basso dei CD appena usciti, un
disco che rasenta la perfezione a partire dall'artwork per arrivare
all'ultima nota con la stessa intensa, oscura bellezza della prima.
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The Jack -
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