Gruppo
Anthrax

Titolo CD
Among the Living

Anno di Pubblicazione
1986

Genere
Thrash

Durata
50' 26"

Etichetta
1986 Island Records Inc

Voto
9.5

Band
Charlie Benante : Drums
Dan Spitz : Lead Guitar
Scott Ian : Rhythm Guitar
Joe Belladonna : Vocals
Frank Bello : Bass Guitar


Tracklist
1- Among the Living 5.16
2- Caught in a Mosh 4.59
3- I Am the Law 5.57
4- Efilnikufesin (N.F.L.) 4.54
5- A Skeleton in the Closet 5.32
6- Indians 5.40
7- One World 5.56
8- A.D.I./Horror of It All 7.49
9- Imitation of Life 4.10

 

Il 1986 e' senza dubbio l'anno in cui il thrash metal e le bands che lo hanno creato e definito raggiungono la piena maturita' e il culmine della creativita'; in quest'anno escono i capolavori di Slayer, Metallica, Megadeth , Exodus e Anthrax, per citare solo i padri fondatori: in questi album viene in pratica redatto il manifesto di un genere che ha monopolizzato la scena underground americana nella meta' degli anni ottanta.
Velocita', potenza, precisione e aggressivita' sono note comuni per tutte queste bands, ma ognuna ha saputo mediarle e interpretarle con notevole personalita', tanto da rendere i rispettivi lavori unici e inconfondibili: e' davvero un momento di grazia per il thrash, che non si ripetera' piu' in seguito!
Anche gli Anthrax sanno attribuire al thrash una sfumatura e un'interpretazione personalissima: caratterizzati musicalmente da ritmiche furiose e trascinanti, supportate dalla doppia cassa di Benante e dalla chitarra di Ian, con un lato solistico lasciato piu' all'oscuro, dal punto di vista dei testi riescono a miscelare perfettamente un insieme di ingredienti alquanto diversi tra di loro e a prima vista inconciliabili: ironia, letteratura, fumetti e impegno sociale.
L'ironia e' forse uno dei tratti distintivi piu' evidenti negli Anthrax, che, diversamente da band come Megadeth e Metallica non si prendono mai troppo sul serio: la si avverte nei testi di alcuni brani, ma anche nei chorus, spesso cantilenanti, ma sempre tirati al massimo.
Among the Living rappresenta un evoluzione del sound del disco precedente, "Spreadind the Disease", che aveva ottenuto un discreto successo: si nota un incremento di velocita', con riff piu' serrati e precisi, e una minore presenza di momenti melodici, sia nella musica, decisamente piu' secca e piu' ritmata, sia nel cantato. E' quindi un disco tirato e trascinante, mai noioso, anzi, divertentissimo grazie all'ironia di alcuni brani : non ci sono momenti deboli, non ti lascia mai tirare il fiato, praticamente ogni brano e' un classico e rivela le molteplici sfaccettature della musica dei 5 newyorkesi.

Il disco si apre con la stupenda e tiratissima title-track, il cui testo e' ispirato al lunghissimo romanzo di Stephen King, di cui Scott Ian e' grande ammiratore, "The Stand": trascinanti la doppia cassa di Charlie nelle strofe, e il pre-chorus.
Un'intrigante giro di basso apre il secondo, velocissimo, brano "Caught in The Mosh": testo molto ironico su un difficile rapporto personale, e musica davvero scatenata, con riff serratissimi e veloci.
"I Am the Law", ispirato al fumetto di Judge Dredd, e' senza dubbio uno dei classici immortali degli Anthrax, sempre in scaletta nei loro live: potente e cadenzata nelle strofe, con un irresistibile accelerazione a cavallo dell'assolo.
Accenni di melodia si riscontrano nel pre-chorus, peraltro molto tirato, di N.F.L., il cui testo parla della discesa nel tunnel della droga e dell'autodistruzione di un attore comico ( John Belushi ? ). Inizia la mania degli Anthrax per i titoli scritti al rovescio ( vedi l'ep Penikufesin e la ballad Dallabnikufesin ).
Segue uno dei miei brani preferiti, anche questo ispirato a un testo di King: A Skeleton in the Closet. Molto divertente, presenta un riff semplice, ma indubbiamente coinvolgente, come introduzione a ogni strofa; grande il lavoro di doppia cassa, basso e chitarra quando il brano riprende dopo l'assolo!
"Indians" verrebbe definito oggi un brano "politicamente corretto", ma in piena era Reaganiana doveva essere decisamente una novita', ed e' stato per anni un live-classic: tiratissimo, come del resto tutti gli altri brani.
Anche nella velocissima "One World" si rivela la vena di impegno sociale degli Anthrax e la loro lotta contro l'ignoranza ( ..."ignorance is no excuse for violence..."), sviluppata anche nei lavori successivi. Molto ritmato e veloce.
L'intro di A.D.I.( acronimo misterioso! ), con Spitz all'acustica, ricorda quella di Armed and Dangerous, dal precedente Spreading the Disease, ma il resto del brano e' piu' cadenzato e riflessivo: grande cambio di tempo e grande riff a supporto dell'assolo. La voce di Belladonnasi fa decisamente piu' melodica.
Chiude il disco uno dei brani piu' ironici. Dopo un intoduzione quasi cantilenata, "Imitation of Life" esplode in un riff potente e velocissimo: un brano tirato all'inverosimile per una critica non troppo velata al glam-rock ( ..."Bands dressed like woman, with hairsprace and lace"...), che a quei tempi dominava la scena losangeliana. Urla disumane e selvagge di Belladonna nel pre-corus!

- Randall Flagg -