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Il
1986 e' senza dubbio l'anno in cui il thrash metal e le bands che
lo hanno creato e definito raggiungono la piena maturita' e il culmine
della creativita'; in quest'anno escono i capolavori di Slayer,
Metallica, Megadeth , Exodus e Anthrax, per citare solo i padri
fondatori: in questi album viene in pratica redatto il manifesto
di un genere che ha monopolizzato la scena underground americana
nella meta' degli anni ottanta.
Velocita', potenza, precisione e aggressivita' sono note comuni
per tutte queste bands, ma ognuna ha saputo mediarle e interpretarle
con notevole personalita', tanto da rendere i rispettivi lavori
unici e inconfondibili: e' davvero un momento di grazia per il thrash,
che non si ripetera' piu' in seguito!
Anche gli Anthrax sanno attribuire al thrash una sfumatura e un'interpretazione
personalissima: caratterizzati musicalmente da ritmiche furiose
e trascinanti, supportate dalla doppia cassa di Benante e dalla
chitarra di Ian, con un lato solistico lasciato piu' all'oscuro,
dal punto di vista dei testi riescono a miscelare perfettamente
un insieme di ingredienti alquanto diversi tra di loro e a prima
vista inconciliabili: ironia, letteratura, fumetti e impegno sociale.
L'ironia e' forse uno dei tratti distintivi piu' evidenti negli
Anthrax, che, diversamente da band come Megadeth e Metallica non
si prendono mai troppo sul serio: la si avverte nei testi di alcuni
brani, ma anche nei chorus, spesso cantilenanti, ma sempre tirati
al massimo.
Among the Living rappresenta un evoluzione del sound del disco precedente,
"Spreadind the Disease", che aveva ottenuto un discreto
successo: si nota un incremento
di velocita', con riff piu' serrati e precisi, e una minore presenza
di momenti melodici, sia nella musica, decisamente piu' secca e
piu' ritmata, sia nel cantato. E' quindi un disco tirato e trascinante,
mai noioso, anzi, divertentissimo grazie all'ironia di alcuni brani
: non ci sono momenti deboli, non ti lascia mai tirare il fiato,
praticamente ogni brano e' un classico e rivela le molteplici sfaccettature
della musica dei 5 newyorkesi.
Il
disco si apre con la stupenda e tiratissima title-track, il cui
testo e' ispirato al lunghissimo romanzo di Stephen King, di cui
Scott Ian e' grande ammiratore, "The Stand": trascinanti
la doppia cassa di Charlie nelle strofe, e il pre-chorus.
Un'intrigante giro di basso apre il secondo, velocissimo, brano
"Caught in The Mosh": testo molto ironico su un difficile
rapporto personale, e musica davvero scatenata, con riff serratissimi
e veloci.
"I Am the Law", ispirato al fumetto di Judge Dredd, e'
senza dubbio uno dei classici immortali degli Anthrax, sempre in
scaletta nei loro live: potente e cadenzata nelle strofe, con un
irresistibile accelerazione a cavallo dell'assolo.
Accenni di melodia si riscontrano nel pre-chorus, peraltro molto
tirato, di N.F.L., il cui testo parla della discesa nel tunnel della
droga e dell'autodistruzione di un attore comico ( John Belushi
? ). Inizia la mania degli Anthrax per i titoli scritti al rovescio
( vedi l'ep Penikufesin e la ballad Dallabnikufesin ).
Segue uno dei miei brani preferiti, anche questo ispirato a un testo
di King: A Skeleton in the Closet. Molto divertente, presenta un
riff semplice, ma indubbiamente coinvolgente, come introduzione
a ogni strofa; grande il lavoro di doppia cassa, basso e chitarra
quando il brano riprende dopo l'assolo!
"Indians" verrebbe definito oggi un brano "politicamente
corretto", ma in piena era Reaganiana doveva essere decisamente
una novita', ed e' stato per anni un live-classic: tiratissimo,
come del resto tutti gli altri brani.
Anche nella velocissima "One World" si rivela la vena
di impegno sociale degli Anthrax e la loro lotta contro l'ignoranza
( ..."ignorance is no excuse for violence..."), sviluppata
anche nei lavori successivi. Molto ritmato e veloce.
L'intro di A.D.I.( acronimo misterioso! ), con Spitz all'acustica,
ricorda quella di Armed and Dangerous, dal precedente Spreading
the Disease, ma il resto del brano e' piu' cadenzato e riflessivo:
grande cambio di tempo e grande riff a supporto dell'assolo. La
voce di Belladonnasi fa decisamente piu' melodica.
Chiude il disco uno dei brani piu' ironici. Dopo un intoduzione
quasi cantilenata, "Imitation of Life" esplode in un riff
potente e velocissimo: un brano tirato all'inverosimile per una
critica non troppo velata al glam-rock ( ..."Bands dressed
like woman, with hairsprace and lace"...), che a quei tempi
dominava la scena losangeliana. Urla disumane e selvagge di Belladonna
nel pre-corus!
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Randall Flagg -
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