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Prendete
questo cd, infilatelo nel lettore. Prendete fiato, mettetevi seduti
e infilatevi le cuffie. L'avete fatto? Bene. Premete il tasto play
e chiudete gli occhi. 30 secondi. 30 secondi vi faranno capire di
che pasta sia questo cd: un incredibile concentrato di invenzioni
che si susseguono senza posa e che vi avvolge e vi rapisce, lasciandovi
sempre soddisfatti, ascolto dopo ascolto. Tutto in questo cd è
perfetto: la struttura delle canzoni, la perizia strumentale dei
musicisti, l'incredibile espressività vocale di Jorn Lande,
vero emulo di Coverdale e Dio.
Abbiamo corso il rischio di vedere questi grandi musicisti sprecati
a fianco di Malmsteen, ma fortunatamente non è andata così.
I nostri, tutti elementi con altre esperienze alle spalle (Tore
Ostby ex-Conception, Jorn Lande ex un sacco di gruppi, Randy Coven
Holy Mother ed ex-Steve Vai group, John Macaluso ex-TNT), riescono
a far venire alla luce una delle migliori uscite in ambito metal
del 2001. Ci sono molti gruppi che hanno seguito nel corso degli
anni il filone denominato prog-metal, ma moltissimi si sono limitati
a seguire i canoni tracciati dai Dream Theater, risultando così
derivativi e privi di fantasia. Gli ARK invece hanno un approccio
molto più hard rock, sono più caldi, e soprattutto
hanno un tasso di fantasia superiore. Basandosi sulle terremotanti
ritmiche di Macaluso (una vera rivelazione questo batterista!),
i nostri spaziano dai territori heavy-prog della traccia posta in
apertura, a brani che possono ricordare la drum 'n' bass (!) come
"Absolute Zero", brani tipicamente hard rock come "Feed
the fire", o ancora come "Just a little" dai chiari
richiami al flamenco. Ma andiamo con ordine ad esaminare questa
ventata d'aria fresca traccia per traccia:
-Heal
the waters: Grandissimo inizio che mette in mostra subito tutte
le caratteristiche di questo gruppo: una voce fenomenale, ritmiche
quanto mai varie e coinvolgenti, chitarra che non si perde mai in
inutili divagazioni strumentali, tastiere sempre presenti, ma affatto
invadenti, il tutto per un brano dai vari umori e che mostra il
suo meglio dal minuto 3.40 in poi, per non parlare dell' effetto
"moneta che cade", curioso ma perfettamente integrato
nella struttura della canzone.
-Torn:
Si parte con una parte ritmata dalle percussioni e arricchita da
uno straniante lavoro di tastiere. Anche qui, inutile dirlo, quello
che combina Jorn Lande con la sua voce è da applausi a scena
aperta: basta ascoltare gli strani vocalizzi che compie a metà
canzone... Ottimo per tutta la durata della canzone l'accompagnamento
del basso di Coven, che dimostra classe e gusto al di fuori del
comune.
-Burn
the Sun: Altra perla sostenuta da un ritmo incalzante e sostenuto,
quasi ipnotico, con il solito Lande a scolpire un'altra grande prestazione
vocale.
-Resurrection:
Si rallentano un po' ritmi, per una semi-ballad che ci regala ancora
una volta momenti emozionanti nella parte strumentale, perfetto
esempio di tecnica al servizio della canzone, con Ostby decisamente
sugli scudi.
-Absolute
zero: Può esistere un qualche connubio tra la drum 'n' bass
e il metal? Pensavo di no, ma questa canzone decisamente aliena
lo è... ascoltatevi il primo minuto e capirete perchè
si può parlare per gli ARK di metal del nuovo millennio.
Grandissimo al basso ancora una volta Randy Coven.
-Just
a little: Vale lo stesso discorso fatto per la canzone precedente:
degli ARK si parlerà ancora a lungo. Prendete questo brano:
chitarra flamencata, ritmi latini, e un ritornello che non può
non ricordare il pop che andava di moda negli anni '70, oppure qualche
brano dei Bee Gees, tanto per capirci... ma sempre di metal parliamo,
per uno dei brani più intriganti di tutto l'album.
-Waking
hour: Un altro inizio a base di percussioni, ben sorretto dalle
tastiere di Olausson introduce un altro gran pezzo, dove la voce
di Lande può esprimersi al meglio ben sorretta dall'eclettismo
e la tecnica di tuti gli altri. Stupendo il ritornello, ma era inutile
precisarlo...
-Noose:
Il brano forse più cattivo dell'album, ma anche quello che
alla lunga convince di meno, per una fusione tra l'hard rock e un
certo tipo di metal evoluto. Comunque un brano che tantissime band
non saranno mai in grado di concepire, a dimostrazione della classe
degli ARK.
-Feed
the fire: Puro hard rock, per uno delle migliori tracce di questo
album. Un brano semplice, dal ritmo veloce che trova la sua valvola
di sfogo in un ritornello dolcissimo che entra subito in testa per
non uscirne più.
-I
bleed: Altro brano più hard rock che metal, caratterizzato
dalle incredibili linee vocali che Jorn Lande va a tracciare, per
una canzone che lo vede assoluto protagonista
-Missing
you: Sapete quando si dice "la canzone che vale da sola l'acquisto
del cd"? Beh, questa potrebbe essere un perfetto esempio. Una
ballad molto lenta, sorretta da un tappeto di tastiere, su cui Jorn
Lande sfodera una prestazione da urlo, impossibile da descriversi
senza sminuirla, per cui consiglio vivamente l'ascolto. Una ballad
dal testo molto bello, e che porta l'ascoltatore attraverso vari
stati d'animo, fino a culminare nella citazione dell'opera lirica
"I Pagliacci" (la stessa che ripresero i Queen in "It's
a hard life") e nelle successiva parte strumentale, per finire
al deciso mutamento di atmosfera finale, per cui si può parlare
secondo chi scrive di vero e proprio capolavoro.
In
definitiva, se ancora non si fosse capito, questo è un album
che, per chi cercava un'alternativa al sonnolento mercato del metal
con influenze progressive, è veramente da considerarsi come
la manna dal cielo. Consigliatissimo.
-
Pikkio -
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