Gruppo
ARK

Titolo CD
Burn the Sun

Anno di Pubblicazione
2001

Genere
Progressive Metal

Durata
N/D

Etichetta
InsideOut

Voto
9

Band
Jorn Lande - vocals
Tore Ostby - guitars
John Macaluso - drums
Randy Coven - bass
Mats Olausson - keyboards


Tracklist
1. Heal the waters
2. Torn
3. Burn the Sun
4. Resurrection
5. Absolute zero
6. Just a little
7. Waking hour
8. Noose
9. Feed the fire
10. I bleed
11. Missing you

 

Prendete questo cd, infilatelo nel lettore. Prendete fiato, mettetevi seduti e infilatevi le cuffie. L'avete fatto? Bene. Premete il tasto play e chiudete gli occhi. 30 secondi. 30 secondi vi faranno capire di che pasta sia questo cd: un incredibile concentrato di invenzioni che si susseguono senza posa e che vi avvolge e vi rapisce, lasciandovi sempre soddisfatti, ascolto dopo ascolto. Tutto in questo cd è perfetto: la struttura delle canzoni, la perizia strumentale dei musicisti, l'incredibile espressività vocale di Jorn Lande, vero emulo di Coverdale e Dio.
Abbiamo corso il rischio di vedere questi grandi musicisti sprecati a fianco di Malmsteen, ma fortunatamente non è andata così. I nostri, tutti elementi con altre esperienze alle spalle (Tore Ostby ex-Conception, Jorn Lande ex un sacco di gruppi, Randy Coven Holy Mother ed ex-Steve Vai group, John Macaluso ex-TNT), riescono a far venire alla luce una delle migliori uscite in ambito metal del 2001. Ci sono molti gruppi che hanno seguito nel corso degli anni il filone denominato prog-metal, ma moltissimi si sono limitati a seguire i canoni tracciati dai Dream Theater, risultando così derivativi e privi di fantasia. Gli ARK invece hanno un approccio molto più hard rock, sono più caldi, e soprattutto hanno un tasso di fantasia superiore. Basandosi sulle terremotanti ritmiche di Macaluso (una vera rivelazione questo batterista!), i nostri spaziano dai territori heavy-prog della traccia posta in apertura, a brani che possono ricordare la drum 'n' bass (!) come "Absolute Zero", brani tipicamente hard rock come "Feed the fire", o ancora come "Just a little" dai chiari richiami al flamenco. Ma andiamo con ordine ad esaminare questa ventata d'aria fresca traccia per traccia:

-Heal the waters: Grandissimo inizio che mette in mostra subito tutte le caratteristiche di questo gruppo: una voce fenomenale, ritmiche quanto mai varie e coinvolgenti, chitarra che non si perde mai in inutili divagazioni strumentali, tastiere sempre presenti, ma affatto invadenti, il tutto per un brano dai vari umori e che mostra il suo meglio dal minuto 3.40 in poi, per non parlare dell' effetto "moneta che cade", curioso ma perfettamente integrato nella struttura della canzone.

-Torn: Si parte con una parte ritmata dalle percussioni e arricchita da uno straniante lavoro di tastiere. Anche qui, inutile dirlo, quello che combina Jorn Lande con la sua voce è da applausi a scena aperta: basta ascoltare gli strani vocalizzi che compie a metà canzone... Ottimo per tutta la durata della canzone l'accompagnamento del basso di Coven, che dimostra classe e gusto al di fuori del comune.

-Burn the Sun: Altra perla sostenuta da un ritmo incalzante e sostenuto, quasi ipnotico, con il solito Lande a scolpire un'altra grande prestazione vocale.

-Resurrection: Si rallentano un po' ritmi, per una semi-ballad che ci regala ancora una volta momenti emozionanti nella parte strumentale, perfetto esempio di tecnica al servizio della canzone, con Ostby decisamente sugli scudi.

-Absolute zero: Può esistere un qualche connubio tra la drum 'n' bass e il metal? Pensavo di no, ma questa canzone decisamente aliena lo è... ascoltatevi il primo minuto e capirete perchè si può parlare per gli ARK di metal del nuovo millennio. Grandissimo al basso ancora una volta Randy Coven.

-Just a little: Vale lo stesso discorso fatto per la canzone precedente: degli ARK si parlerà ancora a lungo. Prendete questo brano: chitarra flamencata, ritmi latini, e un ritornello che non può non ricordare il pop che andava di moda negli anni '70, oppure qualche brano dei Bee Gees, tanto per capirci... ma sempre di metal parliamo, per uno dei brani più intriganti di tutto l'album.

-Waking hour: Un altro inizio a base di percussioni, ben sorretto dalle tastiere di Olausson introduce un altro gran pezzo, dove la voce di Lande può esprimersi al meglio ben sorretta dall'eclettismo e la tecnica di tuti gli altri. Stupendo il ritornello, ma era inutile precisarlo...

-Noose: Il brano forse più cattivo dell'album, ma anche quello che alla lunga convince di meno, per una fusione tra l'hard rock e un certo tipo di metal evoluto. Comunque un brano che tantissime band non saranno mai in grado di concepire, a dimostrazione della classe degli ARK.

-Feed the fire: Puro hard rock, per uno delle migliori tracce di questo album. Un brano semplice, dal ritmo veloce che trova la sua valvola di sfogo in un ritornello dolcissimo che entra subito in testa per non uscirne più.

-I bleed: Altro brano più hard rock che metal, caratterizzato dalle incredibili linee vocali che Jorn Lande va a tracciare, per una canzone che lo vede assoluto protagonista

-Missing you: Sapete quando si dice "la canzone che vale da sola l'acquisto del cd"? Beh, questa potrebbe essere un perfetto esempio. Una ballad molto lenta, sorretta da un tappeto di tastiere, su cui Jorn Lande sfodera una prestazione da urlo, impossibile da descriversi senza sminuirla, per cui consiglio vivamente l'ascolto. Una ballad dal testo molto bello, e che porta l'ascoltatore attraverso vari stati d'animo, fino a culminare nella citazione dell'opera lirica "I Pagliacci" (la stessa che ripresero i Queen in "It's a hard life") e nelle successiva parte strumentale, per finire al deciso mutamento di atmosfera finale, per cui si può parlare secondo chi scrive di vero e proprio capolavoro.

In definitiva, se ancora non si fosse capito, questo è un album che, per chi cercava un'alternativa al sonnolento mercato del metal con influenze progressive, è veramente da considerarsi come la manna dal cielo. Consigliatissimo.

- Pikkio -