Gruppo
Danzig

Titolo CD
6:66 - Satans Child sp.edition

Anno di Pubblicazione
1999

Genere
Direi Power, ma...

Durata
53' 23"

Etichetta
Nuclear Blast

Note
C'è un errore sulla tracklist: i primi tre brani sono sbagliati,
l'ordine riportato sul disco è
1 - Belly Of The Beast
2 - Lilin
3 - Five Finger Crawl

Voto
7.5

Band
Glenn Danzig - vocals, guitars
Joey Castillo - drums
Jeff Chambers - guitars
Josh Lazie - bass


Tracklist
1 - Five Finger Crawl 3:39
2 - Belly Of The Beast 4:28
3 - Lilin 6:31
4 - Unspeakable 4:14
5 - Cult W/out A Name 4:41
6 - East Indian Devil (Kali's song) 4:04
7 - Firemass 3:54
8 - Cold Eternal 4:42
9 - Satan's Child 3:30
10 - Into The Mouth Of Abandonement 4:37
11 - Apokalips 4:47
12 - Thirteen 4:16

 

La carica di Glenn Danzig è rimasta la stessa, sin dai tempi dei Misfits.
Uno dei pochi artisti che hanno saputotrovare un percorso "fedele" alle proprie idee, senza per questo perdere di incisivita' o di carisma. Per questo 6:66 è un disco in cui non mancano spunti innotivi, che a mio avviso si colloca lungo il percorso intrapreso con "How the Gods Kill" e "Lucifuge".

L'apertura del disco, massicciamente affidata a Five Finger Crawl, promette bene. Il brano sprizza potenza a tutto spiano e la voce particolare di Danzig contrasta con un cantato degno di un'anima in pena. Belly of the Beast riporta le cose sul piano della "normalita'", e Lilin rallenta molto, ma Unspeakable rialza il livello. Degna di nota la citazione Lovecraftiana di Cult without a Name, anche se parla di un Werewolf (Lupo Mannaro).
L'unico brano negativo del CD è il seguenta Kali's Song, un po' moscio e di scarsa presa. Firemass prosegue sul filone di Unspeakable, ma il successivo Cold Eternal non è niente di particolare. La title track è degna rappresentante del CD, e mantieneappieno le promesse suggerite dai precedenti brani. L'album prosegue poi su linee piu' calme, con Into the Mouth of Abandonement e Apokalips, e si conclude con Thirteen, quasi una invocazione, che da' il tempo di riflettere sui propri errori.

L'atmosfera del CD è cupa, adatta ai temi introspettivi e/o di perdizione tipici del Glenn, scivolando a volte in un improbabile ma imperdibile mix tra atmosfere "dark" alla Cure e riff lenti ma carichi, come Into the mouth of Abandonement e Lilin o piu' veloci come in Apokalips. Un ritorno di classe, da un artista in giro da ormai un ventennio, che dimostra come rinnovarsi senza perdere di vista i propri obiettivi.

- BlakWolf -