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Ronnie
James Dio: LA Voce
RJD è uno dei migliori cantanti della storia del rock - *tutto*
il rock.
Se a volte gli si preferisce un altro vocalist, è solo perché
si ha voglia di sentire un genere diverso di voce. Questo significa,
per esempio, che potrei aver voglia di ascoltare i divini tentennamenti
di Ray Charles, o magari la stralunata teatralità di David
Bowie, o i vocalizzi epici di Eric Adams... e allora questi, di
volta in volta, sarebbero "il migliore".
Ecco, RJD è uno che sta lassù insieme ai Pochissimi.
Ognuno di loro è il migliore cantante di sempre, in quanto
tra loro non esiste confronto possibile.
(Se questa breve introduzione vi ha insegnato qualcosa che non sapevate,
probabilmente avete cominciato ad ascoltare metal stamattina alle
10. E il resto della recensione contiene dei riferimenti che non
potete ancora permettervi... ci rivediamo a settembre ;-)
Teorema
Fondamentale di Ronnie James Dio
Quasi ogni brano composto da RJD da solista è inferiore a
quasi ogni brano da lui cantato con Rainbow o Black Sabbath.
Qualcuno potrebbe obiettare che, per esempio, Don't Talk To Strangers
è meglio di Starstruck... e infatti ho scritto "quasi
ogni" e non "ogni". Dio è un cantante al di
sopra di ogni classe di giudizio e un compositore come molti altri.
Che
c'è che non va con Magica ?
Ma sapete che non lo so! Verrebbe da dire che è noioso, ma
se penso ai singoli brani mi sembrano dei gran bei pezzi, e l'album
ha un'unità d'insieme davvero notevole. Però, intanto,
non c'è una fast-track decente.
Quanto headbanging avete fatto sugli assoli di Don't Talk To Strangers
o Evil Eyes? Quante volte, a vostro padre che strillava "ma
è musica questa???", avete gridato "WE ROCK",
riproducendone il riff sulla vostra air-guitar? Capito di che parlo,
no? Ecco, con questo disco non se ne parla, e siccome la seconda
"m" di "iamm" sta per "metal", il
fatto è grave.
Un'altra mancanza piuttosto vistosa è quella del pezzo da
novanta, il capolavoro-o-quasi che - intanto - ti costringe a mettere
il cd nel lettore. Io questo cd - finita la fase di "scoperta"
- lo ascolto poco.
Ho impiegato un bel po' di tempo per dare un voto, e stavo per decidermi
per un "n.g.", quando mi è venuta in mente l'ultima
rece che ho scritto per IAMMonline: l'album dei Demons&Wizards.
Un disco assolutamente ordinario, che è arrivato al 7 e 1/2
in virtù di interpreti, sound, atmosfere ma, soprattutto,
per la presenza di 3 o 4 brani davvero bellissimi.
Ecco, per un assurdo, se un amico mi chiedesse: "com'è
Magica?", gli direi "bel disco davvero"; e invece
alla domanda "che ne pensi dei D&W?" risponderei "un
album abbastanza accademico". Però, pensandoci, non
passa giorno o quasi senza che io abbia ascoltato almeno una volta
"The Whistler" e "Fiddler On The Green".
Track By Track
L'album si apre con due (sì, due!) intro.
La prima, Discovery, consiste in un alieno che chiacchiera. Forse
fondamentale ai fini del concept.
La seconda, Magica Theme, contiene il tema di Magica, appunto, un
assunto orchestrale di appena un minuto. Gustoso vero inizio dell'album.
A questo punto, uno dei tre momenti migliori di questo lavoro: Lord
Of The Last Day. Il brano, in realtà, non è impeccabile,
perché la pur valida parte slow che apre e chiude il pezzo
richiederebbe un riffing (e in generale un arrangiamento) più
pesante, più scuro, più Sabbath, per capirci. Ma,
quando il timer segna 1'45", succede il "miracolo":
c'è "l'epic come dovrebbe essere", con quel senso
di catastrofe immanente agli eventi che è il più autentico
leit-motif di ogni saga o mito mai narrata. Leggete, umani: "I
don't feel pain or sorrow / the child's a man tomorrow / crossing
the line - then he's mine // Don't care which God you follow / whose
promises you swallow / time and again / we must meet at the end".
Voto al brano intero: 8 1/2.
In totale, la goduria assoluta dura poco più di un minutino,
ma la successiva Fever Dreams ci coglie ancora piacevolmente rincoglioniti.
Ed è il secondo highlight del disco. Che cos'ha di eccezionale?
Il riff. L'incedere. La voce. Quanta classe! Una melodia semplice
semplice, che canterete finché quelli che vi stanno intorno
vi diranno: "...e almeno cambia pezzo! Sono tre ore che canti
'sto fica dreams" (sì, perché voi pronunciate
malissimo l'inglese, e in più vi circondate di gente molto
volgare). Voto al brano: 8 1/2, alla vostra pronuncia: 5 1/2, alle
persone che vi frequentano: 6 (per il coraggio).
Siamo arrivati a Turn To Stone. Piatta, banale nella sua pseudo-heaviness,
con un solo carino ma breve. Voto: 5 1/2.
Per Feed My Head varrebbe lo stesso discorso appena fatto, ma il
brano, che già esalta meglio l'ugola del Nostro, si fregia
inoltre di un appropriato break delicato/minaccioso che sfocia in
un gran bel solo. Il voto quindi può essere un 7.
Ed ecco il mio brano preferito: Eriel. Ancora una volta, l'epic
allo stato di grazia. Poco importa che siamo di fronte all'ennesimo
cadenzato. I diversi temi musicali si intrecciano che è un
piacere, l'andamento decisamente easy spinge il corpo in una improbabile
danza guerresca, il guitar-work (riff, solo e ricami vari) è
ottimo. Ma ciò che eleva questo brano oltre ogni altro è
l'integrazione perfettamente riuscita tra strumentazione rock ed
orchestrale. Il pezzo vale 9 o 9 1/2... ma solleva una domanda:
perché, date le premesse dell'intro Magica Theme, questa
strada non è stata seguita più a lungo? Mah...
Il brano successivo è Challis, un "quasi up-tempo"...
e forse capisco perché il Nostro si sia concentrato di più
sui cadenzati. Veramente inutile. Voto: 5.
Si giunge così alla ballad, As Long As It's Not About Love.
Delicata, con Dio che esibisce la sua ben nota "vocina sottile",
la musica sembra quasi sgretolarsi... salvo poi risolversi nella
più classica delle power-ballads (e questo la sciupa parecchio).
Un pezzo discreto, non dico di no... ma quelle corde le ho sentite
vibrare su ben altri slow. Voto: 6 1/2.
Adesso è il turno di Losing My Insanity, un altro "quasi
up-tempo". Il pezzo, introdotto da un medievalissimo duetto
chitarra acustica/flauto, gode rispetto all'immonda Challis di maggiore
originalità e varietà. Ma insomma... diciamo 6.
Tocca a Otherworld l'onere/onore di chiudere l'album. La splendida
prova vocale non può salvare del tutto un brano noioso. Voto:
6.
E come all'inizio c'erano due intro, qui ci sono due outro, stavolta
entrambe musicali, per fortuna. Un modo azzeccato di chiudere il
concept, con Lord Of The Last Day - Reprise, in particolare, a lasciare
la storia aperta a chissà quali sinistri sviluppi.
- Sigurd -
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