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Eccoci
dunque qui a parlare dell'ultimo Cd dei Dream Theater,che ritornano,
dopo il doppio live "Once In A Livetime", con un nuovo
capolavoro. Dopo le critiche piovute sul gruppo dopo l'uscita di
"Falling Into Infinity" (anche se a mio parere e' un buon
disco), dopo l'acquisto di un fenomenale tastierista, Jordan Rudess
(sicuramente il migliore del momento), al posto di un Derek Sherinian
sì bravo (un grande solo per come si veste!), ma poco adatto
al genere suonato dai DT.
Si puo' dire che prendendo Jordan, il gruppo si e' spostato in una
direzione diametralmente opposta a quella di Moore: la malinconia
di quest'ultimo e il suo tocco magico oramai resta solo un ricordo
nelle nostre menti (e orecchie!), mentre il nuovo (anche se e' il
membro piu' esperto di tutti, dall'alto dei suoi 43 anni!!) riesce
a creare magie incredibili dalla sua Kurzweil, variando da uno stile
all'altro (si sentono sfumature Jazz, Blues, Classiche e addirittura
Rag-Time!), creando accompagnamenti piu' dinamici e assoli veramente
paurosi.
Ovviamente ci sara' sempre chi preferira' Moore a Rudess (io li
adoro entrambi) ma il dato di fatto e' che prendendo costui,
i DT hanno cambiato anche il modo di mettersi di fronte alla musica
suonata, che diventa imprevedibile, scorre via velocemente e travolge
l'ascoltatore, che si immerge completamente nel fiume di note create
dai quattro geniacci e dalla voce ammaliante di LaBrie, che rinuncia
a molti acuti, ai quali ci aveva abituati, per concentrarsi sull'espressivita'.
Inutile dire che i DT hanno ripreso sonorità tipiche dei
Liquid Tension (anche se, con tutta la sua bravura,purtroppo, Myung
non è quel mostro di Levin) per la maggior parte delle canzoni,
ma senza creare un LTE3, perche'unite alle canzoni veloci e complesse
ce ne sono altre riflessive, che invece sembrano riprendere le dolci
e malinconiche atmosfere che caratterizzavano alcune canzoni di
FII, come Anna Lee oppure Hollow Years.
La prima cosa che incuriosisce e' che "Scenes From A Memory"
è un concept album, curato maniacalmente, che si presenta
come un'opera teatrale, divisa in 2 atti e 9 scene, attraverso le
quali la stupenda trama si spiega in due diversi piani temporali
(presente e passato).
La storia narrata nasce da alcuni sogni che Nicholas (il protagonista
del presente) ha riguardo l'omicidio di una ragazza, Victoria, avvenuto
nel 1928, che lo spingono a frequentare un ipnoterapista per scendere
nei meandri della sua mente e scoprire cosa si cela dietro a quegli
strani sogni.
Proprio con la seduta di Nicholas dall'ipnoterapista si apre il
cd (la traccia è "Regression") e il ticchettìo
assillante e la sua calda voce spingono il protagonista (e l'ascoltatore)
in un dolce brano, e la melodiosa voce di LaBrie e la chitarra classica
di Petrucci ci dicono che il viaggio nella mente e nei ricordi è
iniziato.
E così, finita la breve canzone, inizia la vera e propria
opener, "Overture 1928", brano strumentale cui il quale
i magnifici cinque (in questo caso 4!) dicono chiaramente che sono
tornati in forma smagliante e, francamente, si sente! Portnoy è
veramente inarrestabile, la sua doppia cassa è veramente
grandiosa e non stanca, e, insieme al solito lavoro di sottofondo
di Myung, regge i continui duelli a colpi di assoli tra Petrucci
e Rudess, che si divertono anche a richiamare il tema principale
di "The Miracle and The Sleeper" (senno' che seguito sarebbe???).
Gia', sono proprio loro, i timori di coloro che temevano di ritrovarsi
tra le mani un altro disco nella norma scompaiono con l'inizio della
terza traccia, "A Strange Deja Vu",
praticamente incollata alla precedente: la novità di questo
cd è che la maggior parte delle canzoni si susseguono senza
interruzione e, ad eccezione di qualche traccia, sembra di sentire
un unica canzone di 77 minuti!!!!
In "A Strange Deja Vu" ricompare la splendida voce di
LaBrie, che, ulteriormente migliorato dall'ultimo disco, e forse
cresciuto interiormente (grazie anche ad esperienze come Mullmuzer),
si concentra nell'interpretazione delle canzoni e cercando di evitare
acuti inutili (anche perche' negli acuti LaBrie ha il suo difetto,
ovvero non si capisce piu' cosa canti! Sentite Innocence Faded su
Awake come prova!).
Proprio grazie a LaBrie si nota la differenza tra i personaggi:
la voce di Victoria è dolce e leggera grazie anche all'uso
del falsetto, mentre quella di Nicholas è piu' decisa.
Mentre la canzone scorre, Nicholas ci porta dritti dritti in questo
strano mondo e insieme a lui l'ascoltatore incontra Victoria. Bella
sorpresa sono i cori, che una volta tanto non sono fatti dallo stesso
cantante, ma da Petrucci e Portnoy, che fra l'altro se la cavano
discretamente!
Come per miracolo intorno al minuto 4 ricompare Rudess con il piano
(direi le parti di piano sono le piu' convincenti mai sentite nei
DT, considerando che sono fatte da un pianista puro), che spezza
il tono deciso della canzone e porta dritto a "Trough My Words",
breve intermezzo di pianoforte e voce tra la canzone precedente
e "Fatal Tragedy".
Proprio in questa canzone Nicholas incontra un uomo che lo mette
al corrente della morte di Victoria, tutto mentre mentre Petrucci,
Myung e Portnoy creano una ritmica veramente convincente, supportata
da Rudess che si limita a creare atmosfera e a fare qualche duetto
con Petrucci. Tutto cio' fino all'inizio della parte strumentale:
qui si sente il cambio netto dal passato e ci ritroviamo in mano
(e nelle orecchie) un Liquid Tension 3 in piena regola con assoli
folli e dove si sente chiaramente la bravura (inutile ripeterlo!)
del combo americano.
La voce dell'ipnoterapista rompe questo fiume di note e ci porta
nella canzone piu' cupa e pesante dell'album, "Beyond This
Life", totalmente ambientata nel passato,
e anch'essa in pieno Liquid Tension Style! Da segnalare ancora una
volta il lavoro che compie Portnoy, che con dei secchi colpi di
doppia cassa supporta da solo LaBrie nella parte iniziale e guidando
nelle parti successive tutto quanto il gruppo variando in continuazione,
senza essere mai ripetitivo.
Le martellanti ritmiche vengono pero' rotte dal "ritornello"
(tra virgolette perche'
non ci sono ritornelli veri e propri in tutto l'album), caratterizzato
da una calma quasi
irreale, che poi sfocia in un altro pezzo "cattivo", a
cui segue una parte in stile "Smoke on The Water" (a me
sembra un bel plagio sinceramente).
La voce di LaBrie cambia continuamente da leggera ad aggressiva
man mano che la canzone procede, ancora una volta fino al ritornello,
accompagnato da Petrucci e Portnoy che fanno i controcanti, e lasciano
il posto alla parte strumentale del brano con un bell'assolo di
mister Rudess, ben incastrato in rocciose ritmiche, e al quale segue
il corrispondente assolo di Petrucci.
Da notare è l'originalita' del talentuoso tastierista che
utilizza gli strumenti piu' impensabili (in questo caso le trombe)
e crea assoli meravigliosi con il compagno chitarrista (gli assoli
sono veramente travolgenti e sembrano quasi improvvisati).
Dopo il ritornello finale è il momento del primo lento del
disco, "Through Your Eyes", che si apre con i gorgheggi
di un coro gospel (diretto sempre da Rudess) e da un sognante sottofondo
di chitarra. Poi è il momento della parte di piano che riprende
"Through My Words", che si alterna alla chitarra classica
nel ruolo di spalla alla voce.
La cosa particolare di questo brano è la sua semplicita':
batteria appena accennata, basso semplice ma bello, chitarra classica
costante e pianoforte che si intreccia nei punti piu' significativi.
Ovviamente cio' mette in risalto l'interpretazione di LaBrie, che
tira fuori la voce piu' toccante e dolce della sua vita.
Con Through Her Eyes finisce il primo Atto di Scenes From A Memory
e per la prima volta il filo che conduceva da una canzone ad un
altra si rompe, per rendere piu' chiaro il passaggio da un atto
all'altro.
Il secondo Atto si apre con "Home", brano molto significativo
anche perchè è stato scelto per essere inserito nel
primo singolo, prima dell'uscita di Scenes From A Memory.
"Home" si apre con un Sitar, che esce fuori dalla tastiera
di Rudess, e ricorda molto atmosfere indiane, alle quali la band
si e' molto ispirata per comporre questa canzone.
Proprio grazie a queste atmosfere il brano spicca per la sua particolarità,
ma rischia anche di contrastare con gli altri, decisamente piu'
tradizionali.
In "Home", oltre alle influenze indiane, ricorrono moltissime
citazioni di "Metropolis Pt.1", che in alcune parti reggono
intere melodie costruite su di esse.
Ovviamente anche in questa canzone la parte strumentale attinge
direttamente allo stile semi improvvisato dei Liquid Tension, risultando
molto travolgente, soprattutto perche' Rudess riesce veramente ad
entrare in sintonia con Petrucci molto piu' di quanto lo erano stati
Moore e Sherinian.
Dopo "Home" attacca la seconda traccia strumentale del
disco, "The Dance Of The Eternity", estremamente affascinante
e articolata, ma purtroppo non ai livelli di "Overture 1928"
o di molti brani presi dai Liquid Tension proprio in virtù
di questa voglia complessità, che diventa veramente fine
a se stessa. Nonostante ciò "The Dance of The Eternity"
risulta in alcuni punti estremamente originale, sempre ad opera
di Mr."Keyboard Wizard" Rudess: parlo ovviamente del pezzo
in Ragtime a metà disco (per intenderci quello che sembra
uscito dagli anni '20) e dell'assolo di Myung, che usa una distorsione
molto pesante; chi ha visto gli spartiti di quell'assolo, come me,
può certamente pensare malignamente che abbia utilizzato
la distorsione proprio per coprire i probabili errori (proprio perche'
gli spartiti sono sovraumani!).
Direttamente collegata a questa canzone c'e' "One Last Time",
che ha nell'intro di pianoforte la sua parte piu' bella, dove Rudess
può esprimere al meglio la sua verve pianistica, componente
principale del suo stile cosi' ricco e articolato. Sicuramente questa
parte pianistica può essere mandata agli atti come la piu'
bella mai uscita da un disco dei DT.
Oltre a quest'intro, degno di nota c'e' il ritornello rassegnato
e malinconico, cantato da Victoria nel momento della sua morte,
vicino al suo amato Julian, "The Sleeper".
Eccoci cosi' giusti alla penultima traccia, "The Spirit Carries
On", sicuramente una delle più "commerciali"
(giusto per far contenti i puristi del genere) dell'album, come
poteva esserlo "Another Day" o "Surrounded"
per Images & Words.
Moltissime persone (me incluso) hanno considerato questa canzone
una delle piu' belle ballad dell'anno. I testi sono molto belli
e trattano di una questione estremamente complessa: Cosa c'e' oltre
la vita? La conclusione a cui si giunge è che qualunque cosa
succeda lo spirito ascende e la vita non finisce qui sulla terra.
Da segnalare in questa canzone l'assolo spezza-cuori di Petrucci,
che puo' rientrare in questa categoria insieme ad altri come quelli
di "A Change of Seasons" oppure di "Anna Lee".
Cosi' dopo che Nicholas si e' convinto che lo spirito sopravvive
alla morte terrena, si giunge direttamente all'ultima canzone, "Finally
Free", dove il mistero si scioglie in parte : Julian non ha
ucciso la sua amata Victoria, ma entrambi sono stati uccisi dal
senatore Baynes, "The Miracle", innamorato follemente
di Victoria.
Arrivati alla conclusione del disco pero' rimane un interrogativo:
Cosa succede a Nicholas e chi e' entrato in casa sua??? Si può
dire che l'ipnoterapista (che sia la reincarnazione di "The
Miracle"??) e' entrato in casa sua e li' abbia sferrato l'agguato.
Ricapitolando, possiamo dire che "Metropolis Pt.2 : Scenes
From A Memory" è veramente un gran disco, anche se non
ai livelli di "Images & Words", che rimane il must
per tutti gli amanti del prog. Sicuramente e' da segnalare l'ottima
prova svolta da tutti e 5 i componenti dei Dream Theater, ma soprattutto
l'ingresso dell'ex Dixie Dregs Jordan Rudess, che ha sicuramente
dato una svolta allo stile del gruppo americano e ha aggiunto al
gia' enorme bagaglio tecnico del gruppo la sua grande esperienza
(ha 43 anni ed ha iniziato a suonare a 6!) e la sua bravura (è
sicuramente il miglior tastierista del momento, e il secondo di
tutti i tempi, dietro all'indimenticabile Keith Emerson).
Bravi Dream Theater !
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Allanon -
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