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"Amenaza
Al Mundo", il disco d'esordio dei Fantômas, aveva creato
un certo scalpore tra i fan di Mike Patton, la maggior parte dei
quali si era trovata decisamente spaesata dalla scelta musicale
operata dal loro beniamino.
Sono stati espressi i giudizi più disparati e contrastanti
("capolavoro", "'monnezza" e via dicendo...),
ma la cosa certa è che l'ennesimo esperimento del cantante
californiano non era passato inosservato. Personalmente, ho trovato
l'album un po' troppo episodico e frammentario (anche se credo fosse
una cosa voluta), il sapore di "divertissment" era eccessivamente
marcato, ma si gettavano ottime basi per futuri sviluppi: attendevo
quindi questo nuovo lavoro con molta impazienza, memore anche delle
grandi capacità
ri-compositive del discusso vocalist (chi ha presente "Let's
Lynch The Landlord" dei Dead Kennedys rifatta dai Faith No
More sa di cosa parlo).
In tutta onestà, posso dire che le aspettative non sono state
tradite:
Patton sfodera il suo genio più raffinato per riarrangiare
16 temi di colonne sonore di altrettanti classici del cinema, accompaganto
in questa impresa da Buzz Osborne (l'impareggiabile chitarra dei
Melvins), Trevor Dunn (Mr.Bungle) al basso e Dave Lombardo (Slayer,
Grip Inc., autore di una prova davvero straordinaria) alle percussioni.
La lenta intro di "The Godfather" è solo un preludio
all'attacco sonoro che ci aspetta nella restante parte della canzone,
che rappresenta uno dei pochi punti di contatto con l'attitudine
violenta e rumorista che regnava incontrastata nell'album precedente.
Già dalla successiva "Der Golem", lenta ed oscura,
si percepisce che ci troviamo di fronte a qualcosa di molto diverso,
anche se il vero cambiamento lo abbiamo a partire dalla bella (re)interpretazione
di "Experiment In Terror", dove Patton sorprende con un
cantato dolce e modulato (una novità per i Fantômas
da studio); si prosegue poi attraverso altre tracce di buonissimo
livello, come "One Step Beyond" e "Rosemary's Baby",
arrivando a "Spider Baby" che rappresenta indubbiamente
uno dei pezzi migliori
dell'album: accattivante, ottimamente (ri)costruita, con voce e
chitarra incalzanti e che non lasciano un attimo di respiro, e un
po' il manifesto della grande qualità di questo progetto
e soprattuto del grande cambiamento dei Fanômas. La "satanica"
e tiratissima "The Omen" fa da preludio alla tetra e deviata
versione di "Henry: Portrait of a Serial Killer" dove
sui tempi estremamente dilatati domina una chitarra malata e distorta,
con molti spunti noise.
Con "Investigation of a Citizen Above Suspicion" di Morricone,
Patton dimostra di aver appreso bene la lezione di "The Big
Gundown" di John Zorn (il cui il sassofonista/compositore propone
reinterpretazioni di temi delle colonne sonore più famose
di Ennio Morricone), dato che questa è a mio avviso la
migliore delle cover presentate: trascinante e completa, senza una
sbavatura, con oculati guizzi stilistici che la rendono un vero
gioiello.
Concludono impeccabilmente il disco la lenta ed avvolgente "Twin
Peaks: Fire Walk With Me" ed una frizzante rilettura di "Charade"
di Henry Mancini.
Unico neo (anche se indipendente dalla volontà del gruppo)
è l'esclusione dovuta a motivi legali di "What A Feeling",
tratta da "Flashdance" (che assieme alla scaramanzia di
Patton, spiega come mai la traccia 13 è vuota). Con questo
disco i Fantômas dimostrano di saperci fare e non di essere
semplicemente "casinisti" o "sconclusionati":
precisione assoluta (come anche le esibizioni dal vivo confermano),
esecuzione pulita, molta varietà (specialmente per quel che
riguarda la voce) e soprattutto nessun senso di confusione o inutilità
che ci poteva cogliere nell'ascolto del disco precedente.
Il gruppo ha cambiato corsia, ha fatto indubbiamente un passo avanti,
ora non resta che attendere il nuovo materiale originale per avere
la conferma definitiva della grande qualità di questo progetto.
- Matteo "MaC" Carioni -
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