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A
3 anni dall'uscita di "Insideout" i Fates Warning ci propongono
esente da sfumature commerciali, tanta acqua è passata sotto
i ponti da quando questo gruppo era considerato solo l'ennesimo
clone dei Maiden, un'evoluzione che ha dell'incredibile se pensiamo
che i lavori migliori di un gruppo sono solitamente tra i primi
proposti.
Non è così per i Fates... come un buon vino la creatura
di Jim Matheos "invecchia" e ci delizia con sapori sempre
più delicati e per palati fini.
Dall'entrata dell'ottimo cantante Ray Alder in "No Exit",
album che si può accostare allo stile degli Psychotic Waltz,
e attraverso le uscite di "Parallels", episodio più
commerciale della band contenente però gioielli come "The
11th Hour", "Leave the past behind", "Life in
still water" e la release del 1994: "Insideout",
a metà tra i precedenti due (che personalmente considero
un piccolo capolavoro), i nostri si sono spostati sempre più
da un metal classico (i vecchi Awaken the Guardian, The Spectre
within e Night on Bröcken), ad un prog-metal che non ha eguali.
"A pleasant shade of gray" è un progetto ambizioso:
il disco è una canzone unica di quasi un'ora divisa in più
parti che alternano vari stati d'animo.
La produzione è a livelli veramente alti, grazie a Bill Metoyer
che si può ormai considerare un membro della band.
Il genio compositivo di Matheos è supportato splendidamente
dal resto del gruppo grazie a Ray Alder, qui un po' più grezzo
rispetto agli album precedenti, ma finalmente anche più interpretativo,
a Mark Zonder, che dimostra tutta la sua bravura creando qualcosa
di più di una semplice base ritmica amalgamata alla perfezione
con i vari "stati emotivi" del disco (e che ci ricorda
ancora una volta come non siano solo velocità e potenza a
fare di un batterista un buon batterista), a Kevin Moore che mette
un po' della vena malinconica/oscura che regna anche sul suo album
solista, e a Joey Vera che crea delle semplici ma ottime linee di
basso.
Il disco viene aperto da un suono di pioggia a cui si aggiunge un
arpeggio pulito, espediente che ci cala subito nel "mood"
che più frequentemente ci accompagnerà per il cd.
Le note della prima sezione lasciano posto ad un basso synth che
ci accompagna in un'atmosfera più claustrofobica, sensazione
resa ancora più marcata da alcuni effetti sonori campionati.
La terza sezione si apre con un riff cadenzato che lascia via via
il posto ad un bridge
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Senza
dubbio un grande CD: giustamente è stato definito "un caleidoscopio
di emozioni"... In effetti quello che colpisce di più è la
grandissima classe di questo disco, la naturalezza con cui
i Fates Warning creano e modellano atmosfere diverse con grande
padronanza. Le prove individuali sono ottime, sottolineando
quelle di Moore e Matheos, nonchè l'ottimo e (forse) sottovalutato
Alder. Le sonorità sono decisamente meno dure rispetto ad
altri lavori dei Fates, confermando la loro duttilità; ottima,
inoltre, l'ambientazione "piovosa" ripresa anche sulla confezione
del CD. Concludendo, i Fates impartiscono una grande lezione
di stile, con questo disco, facendone un 'must' per tutti
gli amanti del prog-metal e prog-rock. (voto: 9)
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The Mirror -
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vagamente
settantiano e infine ad un coro etereo che contrasta fortemente
con il resto di questa parte, un altro arpeggio ci porta alla quarta
sezione dove l'atmosfera si fa decisamente più rilassata
per sfociare poi ad uno stupendo passaggio strumentale che richiama
"Monument" (da insideout).
Un riff "spezzettato" ci introduce a quello che sarà
il leit motiv di tutto il disco, un ritornello che tornerà
a "perseguitarci" anche in altre parti del disco , da
qui in poi si alternano momenti plumbei ad altri malinconici fino
alla settima traccia, che si apre con un vorticoso giro di piano
per poi passare al momento più "deciso" dell'album
in cui riaffiora il ritornello portante ma supportato da un coro
che gli conferisce ancora più evocatività.
Attraverso lo stesso giro di piano ci ritroviamo poi al cospetto
di una sessione strumentale che richiama anch'essa "monument"
in cui Moore e Matheos la fanno da padrona.
La nona parte è acustica, partono solo chitarra e voce, poi
si aggiungono gli altri strumenti per creare un piccolo crescendo
che si risolve in un bell'assolo di Matheos.
La rassicurante atmosfera scompare rapidamente, grazie allo stesso
basso synth pulsante che avevamo nella seconda traccia, e ci catapulta
ancora in un mondo freddo e oscuro, ma è solo un momento,
dato che poi ancora una volta Matheos cambia ancora le carte in
tavola e ci sottopone ad un momento in cui è la tensione
a dominare.
L'ultima traccia parte tranquilla ed evocativa per poi adagiarsi
sul tappeto creato da moore, tappeto che viene contrastato da una
chitarra irrequieta e nervosa, una sezione che conclude magnificamente
questo cd e che ci riporta magicamente allo stato d'animo in cui
ci trovavamo all'inizio.
Il suono della pioggia ritorna a chetare l'animo provato da tante
emozioni contrastanti e quando meno ce l'aspettiamo una sveglia
ci riporta alla realtà, il sogno è finito...
Concludo avvertendovi che se cercate la pura esibizione tecnica
forse rimarrete delusi (nonostante l'infinita classe che emerge
da questo lavoro), se cercate un caleidoscopio di emozioni questo
è IL cd che fa per voi.
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Eirinn -
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