Gruppo
Fates Warning

Titolo CD
A Pleasant Shade Of Gray

Anno di Pubblicazione
1997

Genere
Progressive Metal

Durata
53' 41"

Etichetta
Massacre Records

Voto
9

Band
Jim Matheos: Chitarra e chitarra synth
Ray Alder: Voce
Mark Zonder : Batteria
Joey Vera: Basso
Kevin Moore: Piano e tastiere


Tracklist
Part I 1:53
Part II 3:25
Part III 3:53
Part IV 4:26
Part V 5:24
Part VI 7:28
Part VII 4:51
Part VIII 3:31
Part IX 4:45
Part X 1:19
Part XI 3:34
Part XII 7:45

 

A 3 anni dall'uscita di "Insideout" i Fates Warning ci propongono esente da sfumature commerciali, tanta acqua è passata sotto i ponti da quando questo gruppo era considerato solo l'ennesimo clone dei Maiden, un'evoluzione che ha dell'incredibile se pensiamo che i lavori migliori di un gruppo sono solitamente tra i primi proposti.
Non è così per i Fates... come un buon vino la creatura di Jim Matheos "invecchia" e ci delizia con sapori sempre più delicati e per palati fini.
Dall'entrata dell'ottimo cantante Ray Alder in "No Exit", album che si può accostare allo stile degli Psychotic Waltz, e attraverso le uscite di "Parallels", episodio più commerciale della band contenente però gioielli come "The 11th Hour", "Leave the past behind", "Life in still water" e la release del 1994: "Insideout", a metà tra i precedenti due (che personalmente considero un piccolo capolavoro), i nostri si sono spostati sempre più da un metal classico (i vecchi Awaken the Guardian, The Spectre within e Night on Bröcken), ad un prog-metal che non ha eguali.
"A pleasant shade of gray" è un progetto ambizioso: il disco è una canzone unica di quasi un'ora divisa in più parti che alternano vari stati d'animo.
La produzione è a livelli veramente alti, grazie a Bill Metoyer che si può ormai considerare un membro della band.
Il genio compositivo di Matheos è supportato splendidamente dal resto del gruppo grazie a Ray Alder, qui un po' più grezzo rispetto agli album precedenti, ma finalmente anche più interpretativo, a Mark Zonder, che dimostra tutta la sua bravura creando qualcosa di più di una semplice base ritmica amalgamata alla perfezione con i vari "stati emotivi" del disco (e che ci ricorda ancora una volta come non siano solo velocità e potenza a fare di un batterista un buon batterista), a Kevin Moore che mette un po' della vena malinconica/oscura che regna anche sul suo album solista, e a Joey Vera che crea delle semplici ma ottime linee di basso.
Il disco viene aperto da un suono di pioggia a cui si aggiunge un arpeggio pulito, espediente che ci cala subito nel "mood" che più frequentemente ci accompagnerà per il cd.
Le note della prima sezione lasciano posto ad un basso synth che ci accompagna in un'atmosfera più claustrofobica, sensazione resa ancora più marcata da alcuni effetti sonori campionati.
La terza sezione si apre con un riff cadenzato che lascia via via il posto ad un bridge

Senza dubbio un grande CD: giustamente è stato definito "un caleidoscopio di emozioni"... In effetti quello che colpisce di più è la grandissima classe di questo disco, la naturalezza con cui i Fates Warning creano e modellano atmosfere diverse con grande padronanza. Le prove individuali sono ottime, sottolineando quelle di Moore e Matheos, nonchè l'ottimo e (forse) sottovalutato Alder. Le sonorità sono decisamente meno dure rispetto ad altri lavori dei Fates, confermando la loro duttilità; ottima, inoltre, l'ambientazione "piovosa" ripresa anche sulla confezione del CD. Concludendo, i Fates impartiscono una grande lezione di stile, con questo disco, facendone un 'must' per tutti gli amanti del prog-metal e prog-rock. (voto: 9)

- The Mirror -

vagamente settantiano e infine ad un coro etereo che contrasta fortemente con il resto di questa parte, un altro arpeggio ci porta alla quarta sezione dove l'atmosfera si fa decisamente più rilassata per sfociare poi ad uno stupendo passaggio strumentale che richiama "Monument" (da insideout).
Un riff "spezzettato" ci introduce a quello che sarà il leit motiv di tutto il disco, un ritornello che tornerà a "perseguitarci" anche in altre parti del disco , da qui in poi si alternano momenti plumbei ad altri malinconici fino alla settima traccia, che si apre con un vorticoso giro di piano per poi passare al momento più "deciso" dell'album in cui riaffiora il ritornello portante ma supportato da un coro che gli conferisce ancora più evocatività.
Attraverso lo stesso giro di piano ci ritroviamo poi al cospetto di una sessione strumentale che richiama anch'essa "monument" in cui Moore e Matheos la fanno da padrona.
La nona parte è acustica, partono solo chitarra e voce, poi si aggiungono gli altri strumenti per creare un piccolo crescendo che si risolve in un bell'assolo di Matheos.
La rassicurante atmosfera scompare rapidamente, grazie allo stesso basso synth pulsante che avevamo nella seconda traccia, e ci catapulta ancora in un mondo freddo e oscuro, ma è solo un momento, dato che poi ancora una volta Matheos cambia ancora le carte in tavola e ci sottopone ad un momento in cui è la tensione a dominare.
L'ultima traccia parte tranquilla ed evocativa per poi adagiarsi sul tappeto creato da moore, tappeto che viene contrastato da una chitarra irrequieta e nervosa, una sezione che conclude magnificamente questo cd e che ci riporta magicamente allo stato d'animo in cui ci trovavamo all'inizio.
Il suono della pioggia ritorna a chetare l'animo provato da tante emozioni contrastanti e quando meno ce l'aspettiamo una sveglia ci riporta alla realtà, il sogno è finito...
Concludo avvertendovi che se cercate la pura esibizione tecnica forse rimarrete delusi (nonostante l'infinita classe che emerge da questo lavoro), se cercate un caleidoscopio di emozioni questo è IL cd che fa per voi.

- Eirinn -