Gruppo
Helloween

Titolo CD
Keeper Of The Seven Keys Part II

Anno di Pubblicazione
1988

Genere
Power

Durata
55'

Etichetta
Noise International

Voto
Doppia Recensione
9.5 e 5.5

Band
Thomas G. Warrior
Martin Eric Ain
Reed St. Mark


Tracklist
1. Invitation
2. Eagle Fly Free 1.2Mb
3. You Always Walk Alone
4. Rise And Fall 1.4Mb
5. Dr.Stein
6. We Got The Right
7. March Of Time
8. I Want Out 1.3Mb
9. Keeper Of The Seven Keys
10. Save Us

 

Keeper of the Seven Keys Part II e' uno dei Cd che effettivamente ha fatto la storia del Metal, uno dei capolavori del Power, sfornati dalla prima formazione degli Helloween, di gran lunga migliore (a parer mio) di quella attuale, soprattutto perche' poteva contare su un cantante come Micheal Kiske, che, pur essendo meno espressivo e caldo di Deris, possiede un'ugola d'oro.
Peccato che si sia perso in progetti personali che non ho avuto modo di sentire, ma che cmq non hanno avuto grande fortuna; una voce come la sua avrebbe fatto comodo al power metal odierno.
La storia degli Helloween, in effetti, e' stata un po' tormentata, prima dai litigi che hanno portato all'abbandono di Hansen (rimpiazzato da Grapow) e di Kiske (rimpiazzato da Deris), poi dalle disgrazie, come il suicidio di Schwichtenberg, oramai perso nel vortice di alcool e droga.

Il disco parte con una piccola intro strumentale, "Invitation", che lancia subito la prima canzone vera e propria, "Eagle Fly Free", canzone veloce che mette subito in risalto le qualita' del gruppo : Kiske svolazza (come l'aquila del titolo) tra acuti impossibili a noi comuni mortali, mentre Grosskpoft crea una ragnatela fatta di giri di basso grandiosi e e Ingo (il batterista dal cognome impossibile) suona ad una velocita' assurda ; di routine il compito delle due chitarre, che si mettono in risalto solamente negli assoli.
La terza traccia, "You Always Walk Alone", forse il punto piu' basso del disco (che Kiske sia migliore come cantante che come autore??), viene subito introdotta da un bel riff di Hansen e Weikath, che guida l'ascoltatore verso la strofa, caratterizzate da linee vocali poco convincenti. Il bridge e il chorus invece sono fatti di tutt'altra stoffa e risollevano il valore della canzone.
Segue "Rise And Fall" che,invece, e' una delle migliori canzoni del disco, lanciata dalla batteria e dall'ironico suono di una risata ! Ancora una volta la parti migliori risultano il bridge e il ritornello, caratterizzati rispettivamente da un coro demenziale e da un lavoro fatto dal basso veramente eccezionale, sopra al quale Kiske si mette ancora in mostra con la sua voce cristallina. Degni di nota sono gli assoli deliranti, che ben si intonano con l'ironia e la demenzialita' della canzone.
"Dr.Stein" e' un'altra grande canzone, retta quasi esclusivamente dai bridge e dai chorus visto che si contano solo 2 strofe di scarsa durata. Ancora una volta Weikath si dimostra un grande autore.
"We Got The Right" e' la seconda canzone composta da Kiske, nettamente superiore a "You Always Walk Alone", ed e' proprio qui che fa la sua miglior prestazione,che combina potenza ed espressivita', culminante in un acuto potentissimo, che distruggerebbe senza problemi le casse di un normale stereo ! Ottima e' anche la prova del resto del gruppo, che mette in risalto la voce del cantante senza affatto coprirla.
"March of Time" e' probabilmente la miglior canzone del cd ed e' introdotta da un assolo abbastanza strano di Hansen (l'autore), che lancia un Kiske grandioso (rischio di ripetermi !!) e la martellante batteria di Ingo verso il chorus, veramente magnifico, che da l'idea del tempo che scorre via senza mai fermarsi.
Penultima traccia del cd e' "I Want Out", recentemente coverizzata dagli Hammerfall, autentico capolavoro in tutte le sue parti, soprattutto quelle di chitarra, arrangiate egregiamente da Hansen, che danno alla canzone un ritmo veramente accattivante.
Meraviglioso e' l'assolo che lancia per l'ultima volta il ritornello conclusivo.
Eccoci cosi' giunti al capitolo finale della saga.
"Keeper of the Seven Keys" e' una lunga canzone di circa 13 minuti, che chiude il cd alla grande : un leggero arpeggio di chitarra apre le ostilita' e porta la voce di Kiske verso aggressive strofe, per giungere al lento ritornello, che rallenta il ritmo della canzone. I numerosi assoli,a volte veloci, a volte calmi (assolutamente stupendo quello lento e riflessivo che lancia la parte finale della canzone) conducono la canzone all'inevitabile finale, ovvero alla vittoria dei buoni e alla sconfitta del male (che Turilli abbia collaborato con loro????).
Ricapitolando, The Keeper Of The Seven Keys Part II e' un ottimo disco, che fa della sua potenza e della sua orecchiabilita' il suo forte, ed e' suonato magistralmente dagli Helloween, che hanno la loro punta di diamante nel giovane (all'epoca aveva 18 anni) Kiske, protagonista assoluto del disco.

Voto: 9.5

- Allanon -


Quando uscì "Walls of Jericho" le speranze nutrite nei confronti degli Helloween, soprattutto in Germania, in considerazione dell'esplosione di due micidiali formazioni quali i Metallica e gli Slayer oltreoceano, erano tali che oggi, osservando "Keeper of the Seven Keys Part II",sembra riguardassero un'altra band. Quanti mutamenti da allora: l'acquisizione di Kiske, importante sì, ma che comportò la necessità di sterzare sul melodico, assecondandone il volere (equiparabile quasi ad un aut aut il suo), favorendo di conseguenza l'inclinazione dello stesso Weikath, in contrasto con la volontà e propensione di Hansen, radicalmente votato allo speed più esasperato; il passaggio di consegne, inevitabile, a Weikath (autore della maggior parte dei pezzi), una strizzatina d'occhio ad una più ampia fascia di pubblico, tutto questo ha contribuito a creare un album indubbiamente di successo, vanificando però le prospettive iniziali ed inasprendo anche i contrasti interni.
Nato come un siamese doppio album, e quindi in teoria concettualmente uniforme, "Keeper of the Seven Keys", per esigenze produttive facilmente intuibili, si è tramutato in due dischi fisicamente e temporalmente separati. Ma dette metà hanno finito però per assumere una fisionomia differente. Il primo, dominato dallo spietato songwriting di Hansen, contrasta fortemente con il secondo, contrassegnato da quello più moderato di Weikath, già esibito in passato ma ancor più civettuolo in questo lavoro. Come se non bastasse, la detta opera, discordante già di per sé, viene ulteriormente suddivisa al suo interno in due ulteriori sezioni, ambigue e in aperto contrasto fra loro, con un orientamento non saprei quanto condivisibile (commerciale, orecchiabile, leggero, o come definir si voglia) per quanto concerne in particolar modo i leziosi e goliardici brani iniziali ("Rise And Fall" e "Dr. Stein" su tutti) con testi a dir poco risibili, opera dello stesso Mike, mentre vengono relegati in fondo i ben più solidi pezzi di Kai (pochi ma decisamente buoni). Personalmente, trovo inoltre la performance di Kiske nella "You Always Walk Alone", scritta da lui stesso, eccessivamente sopra le righe, smodata e quasi irritante. La stessa title track è estenuante nella sua pleonastica durata ed appesantito protrarsi. Trascinata stancamente, non decolla mai; chiaramente carente di brio e di carattere a mio modo di vedere. Qualche discreta toppa non basta a rabberciarla, né a sostenerla. Ultima riflessione: allora questo venne considerato da molti come il disco della definitiva morte degli Helloween, ed effettivamente non si può dar loro torto. Molte cose si sfaldarono: subentrarono problemi di label, interessi personali ebbero il sopravvento, qualcuno decise di andarsene, anche tragicamente, coloro li avevano seguiti dagli esordi progressivamente li abbandonarono, mal accettando i cambiamenti sopravvenuti, benché nuove e folte schiere di fan prontamente li sostituirono, ed altro ancora. Non un lavoro da condannare completamente, comunque. Gli aspetti positivi non mancano e la sua importanza non unicamente storica, all'interno del genere e non solo, rimane intatta, ma mi sembra doveroso e giusto ridimensionarne la qualità alla luce di quanto da loro stessi fatto in passato.

Voto: 5.5

- Coroner -