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Riproviamo.
Obiettivo: incidere il miglior live album della storia degli Iron
Maiden e, possibilmente, della storia del metal.
Com'è andata le altre volte? Tutto sommato non male, ma sempre
con qualcosa non perfettamente al posto giusto.
Il primo tentativo è stato notevole, Maiden Japan aveva suoni
eccellenti e una band tiratissima, peccato per quei soli quattro
pezzi, peccato davvero; quanto bastava per impedire per l'eternità
a Bruce Dickinson di cantare trionfalmente Killers, perfetta in
gola a Paul di'Anno, e per chiarire con Remember Tomorrow che il
debut avrebbe potuto essere ancora più vivo e intenso.
Triplo salto mortale e atterraggio nelle arene con Live After Death,
disco colossale e che surclassa con facilità impressionante
la sua controparte in studio, e se non fosse per una voce di Bruce
non all'altezza il discorso sarebbe chiuso. O meglio, era praticamente
chiuso comunque perchè per molti quella voce è stata
comunque stupenda e le serata in cui si registrava emanavano leggenda.
Ma è vero, si poteva forse fare qualcosina di più,
magari prendendo tutto da una serata sola.
Giappone, Stati Uniti... Britannia: si torna a casa ma resta una
cosa intima, un homevideo veramente bello anche se stranamente indeciso
tra qualche ritocco filmico iniziale e la pura riproposizione del
concerto. Una grande band, un grande spettacolo, ma non è
al livello del live americano.
Ci si riprova al momento di salutare Bruce, e qui il risultato è
stato talmente bello che al momento di rimasterizzare il tutto i
tour del 1992/1993 sono stati pressati in una confezione sola, forse
nella speranza che si vedano di meno nelle scansie... e che se proprio
uno vuole provarci debba prenderseli subito tutti e due: scalette
passabili (interessantissima anzi quella di A Real Dead One) ma
devastate dalla distribuzione "a compilation", suoni nel
migliore dei casi bruttini e un Bruce completamente morto. Facciamo
finta di niente, magari sostituendo i due imbarazzi con il più
gustoso (ma non privo di limiti) Live At Donington, in cui l'aria
di casa fa tutto sommato bene e il feeling è quello di un
concerto intero. Non male, tutto sommato; mica male come modo per
mettere da parte un importante momento live della heavy metal band
per antonomasia, vero?
Anni bui, gente che va e che viene, e puf ricompare il fuggitivo
con amico al seguito, Adrian, quel simpatico tizio che aveva imparato
a suonare con Dave e che già che c'era aveva fatto una rapida
comparsa per suonare Running Free proprio a Donington commuovendosi
genuinamente mentre suonava. Si gira, si festeggia, si incide e...
riproviamo?
Rock In Rio. Una valanga di gente, un pubblico caldissimo e amatissimo,
tanto da trovarsi Eddie nella bandiera brasiliana sul bordo della
confezione. Bellissima confezione peraltro, con una custodia cartonata
cangiante che ogni cultore (forse meglio cultista...) metterà
su un girarrosto in salotto per godersela a ripetizione, e con un
paio di gustosi extra video tratti dal DVD di prossima uscita che
potrete guardarvi dal vostro PC (solo per Mac e Win) a patto di
avere una macchina abbastanza recente, visto che uno dei due filmati,
il dietro le quinte, è un po' grossettino, e forse qualcuno
avrebbe dovuto pensare che non tutti hanno un hardware dell'ultimissima
generazione. Pazienza, come pazienza penserete davanti a un booklet
che alterna piccoli tocchi di classe a un layout piuttosto semplicino
e foto non all'altezza del passato. Certo è la musica che
conta, ma essendo il ricordo di un tour forse si poteva fare qualcosina
di più.
Stufi di sproloquiare cacciamo dentro il primo dischetto, e ci immergiamo
nella intro.
Quando Wicker Man irrompe in scena, dimostrando che per quanti difetti
possa avere è un'opener semplicemente immensa, ruffiana e
prevedibile quanto volete ma coinvolgentissima. Ed è un po'
tutto il lato ruffiano del nuovo album a uscire trionfante da questo
concerto, una serie interminabile di cori dei fan che mi ricorda
tanto la bellissima esperienza personale del 1999, con un palazzetto
intero a cantare Transylvania come una sola voce.
La band, al contrario di quanto si potrebbe pensare, non è
stretta e precisa come in Live After Death, anzi al contrario è
molto fluida e si concede diverse imprecisioni, ma per gran parte
del tempo c'è pura magia nel suono così fresco di
quelle tre chitarre, non serrate ma piene come aspettavo di sentirle
da molto tempo.
Nel frattempo Nicko marcia come sempre, preciso e allegrone a tenere
la band assieme, cosa non facile vista tutta l'energia che i sei
sembrano voler scaricare e che in diversi momenti sembra sfuggirgli
di mano, penso ad esempio ad alcune parti di The Clansman e ad un
assolo sinceramente non memorabile di The Trooper. C'è tanta
voglia di spingere, tanta voglia di fare qualcosa di veramente trionfale,
e qui probabilmente resterete stupiti all'inizio del secondo disco
con una Dream Of Mirrors che parte praticamente sabbathiana per
poi diventare come previsto quella creatura magnifica che permette
a Brave New World di vantare alcuni dei pezzi migliori di un'intera
carriera; per un gruppo classico come i Maiden non è affatto
poco.
Alla benedizione della reunion partecipano naturalmente anche il
buon Steve e il buon Bruce. Molto buoni entrambi, anche se per diverse
ragioni. La vittima di uno dei più clamorosi metal-ammutinamenti
del secolo scorso si trova di colpo a non essere centrale come una
volta nel suono della sua band, in un ruolo "quasi tradizionale"
ma veramente benefico per i suoi chitarristi che ne approfittano
per concedersi qualche scivolata solista fuori riff, molto anni
80 direi. L'altro è buono perchè di danni probabilmente
ne ha fatti abbastanza e ora sa di dover dimostrare che aveva ragione,
ha costretto il suo avversario alla resa quasi incondizionata e
ora si trova a dover vincere assieme; tanto meglio, pazienza se
bisognerà rinunciare a qualche discorsetto dei vecchi tempi
per concentrarsi meglio sulla prossima canzone. Perchè Bruce,
più dei suoi compagni forse, è maturato: negli anni
della carriera solista ha ricostruito pazientemente la sua voce
e ha imparato ad amministrarla, a non sprecarla inutilmente per
poi sfruttarla a pieno, e il margine di miglioramento evidentemente
c'era, perchè Bruce canta veramente alla grande, senza per
questo rinunciare al suo spirito da intrattenitore che gli ha permesso
di mettersi alla pari con Steve tante volte negli anni.
Insomma, se un tempo i Maiden erano immensi per la fortissima tensione,
ora sono ancora grandissimi proprio perchè hanno saputo staccarsi
da quella tensione, perchè hanno capito che è inutile
impazzire per far stare per forza nella scaletta almeno un brano
da ogni disco (vittime Somewhere In Time e No Prayer For The Dying),
probabilmente miglioreranno ancora quando decideranno di darci un
disco live in cui la scaletta non sia per il 60% già vista
ma sono dettagli.
Un po' tutto è un dettaglio, alla fine, perchè questo
live non è stato fatto per essere un disco live da confrontare
con la concorrenza, ma semplicemente una testimonianza di una vittoria.
Perchè quando suoni da 25 anni, lasci un trono vacante per
quasi sette anni in un'era di mode, torni e riconquisti il tuo posto
senza sembrare un vecchio dinosauro che sta lì solo perchè
il nome ce l'ha e a suonare ancora si diverte, allora hai vinto.
In questo senso la recensione che state leggendo è totalmente
inutile, se volete questo disco lo sapete già e se non lo
volete pure; nel secondo caso però chiedetevi se sapete veramente
la differenza tra una band storica e una band vecchia, e se non
lo sapete date un ascolto, potreste avere delle sorprese.
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Silver Drake -
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