Gruppo
Iron Maiden

Titolo CD
The Number Of The Beast

Anno di Pubblicazione
1982

Genere
Heavy Metal

Durata
40' 22"

Etichetta
EMI Records

Voto
8

Band
Bruce Dickinson - Voce
Steve Harris - Basso
Dave Murray - Chitarre
Adrian Smith - Chitarre
Clive Burr - Batteria


Tracklist
1. Invaders (3.22)
2. Children Of The Damned (4.33)
3. The Prisoner (6.00)
4. 22 Acacia Avenue (6.34)
5. The Number Of The Beast (4.49)
6. Run To The Hills (3.50)
7. Gangland (3.47)
8. Hallowed Be Thy Name (7.10)

 

Il 1982 è un anno molto delicato per gli Iron Maiden, come del resto vuole la tradizionale crucialità del terzo album. Ma il clima non è dei migliori: se l'esordio è stato accolto trionfalmente, Killers è stato duramente attaccato dalla critica e da tutti coloro che trovavano gli Iron Maiden forse "troppo bravi" per crederci. E come se non bastasse, Paul di'Anno è crollato durante il tour e non è più nel gruppo; per certi versi la macchina scricchiola un po', soprattutto se pensiamo che qualcun altro sta iniziando a perdersi e che in generale la pressione sul gruppo sta diventando eccessiva.
Quello che arriva a noi, vista la situazione, è una prova notevole se pensiamo al contesto, una situazione in cui la EMI aveva pure tentato di forzare Martin Birch a buttar fuori dallo studio del materiale che era quasi a livello di demo, per l'ira di Steve Harris che troverà modo, in un caso più unico che raro, di litigare a riguardo con Rod Smallwood. Come se non bastasse, almeno negli accrediti ufficiali non può comparire nulla riguardo al nuovo cantante, tale Bruce Dickinson sputato fuori dai bravi ma disperatissimi Samson, anche se per molti il suo contributo al songwriting è indubitabile.
Eccoci quindi all'uscita dai Battery Studios e davanti ad un album caratterizzato da chiaroscuri piuttosto evidenti, che ha come merito fondamentale l'aver chiarito che le mode potevano passare ma gli Iron Maiden no, e l'ha detto con grande forza.
Si apre con Invaders, che lo stesso Harris considera un'opener rock'n'roll da manuale, ed effettivamente non c'è niente da dire a riguardo, se non che come tutte le canzoni da manuale non può sorprendere più di tanto; appare tuttavia subito impressionante la prova vocale di Bruce, abilissimo nel districarsi tra strofe ingombranti e poco fluide, ma di questi problemi se ne accorge solo lui mentre l'ascoltatore non sa dove mettere le orecchie tra la sua voce e alcuni sapienti tocchi di basso, per poi trovare un chorus chitarristicamente fantasioso, fantasia che purtroppo non permea tutto il brano, ma non si può chiedere molto di più.
Prova di elasticità la successiva Children Of The Damned, come a voler subito dimostrare che la nuova voce non va solo in alto e che anzi è decisamente ben modulata, peccato che il chorus tenda un po' ad arrancare, mostrando la grande gradualità di Bruce a prezzo di un ritmo forzatamente lento. La canzone si riscatta decisamente nella parte finale, dove si accelerà, e il pathos c'è tutto.
Introduzione parlata per The Prisoner, ennesimo soggetto preso dal piccolo schermo, e una delle canzoni preferite di Bruce, con dei bei cori che dal vivo saranno ancora più preziosi.
E' però con 22 Acacia Avenue che capiamo cosa manca ancora agli Iron Maiden per conquistare il mondo, anche se paradossalmente la conquista arriva
proprio ora: uscire dall'Inghilterra. Ovviamente non è in discussione che gli Iron siano britannici che più britannici non si può, ma il sapore delle strade londinesi è ancora troppo forte, e finisce per stringerli in una dimensione che ormai è troppo piccola per loro.La canzone è molto bella, mai dirò il contrario, ma gli echi di quel mondo che abbiamo visto sulle copertine di Iron Maiden e di Killers sono se vogliamo lievemente troppo ingombranti, manca ancora qualcosa perchè il mondo cantato dagli Iron Maiden diventi un universo a sè stante invece che l'espressione di una visione di un mondo reale. Tuttavia le chitarre e il loro suono ci permettono di sentire chiaramente cosa si prepara per il futuro, ciò che forse se non fosse stata troppa la fretta avremmo già potuto sentire in questo disco.
Usciamo dalle strade e sfondiamo nell'irreale proprio con la traccia successiva, quella The Number Of The Beast che è uno dei grandi classici degli Iron, stranamente vista la sua essenzialità rispetto a brani di ben altra caratura. Notevole il break strumentale, ben ampio e dalle chitarre più libere del solito fino a rientrare su uno dei gruppi verso+strofa più famosi della storia del metal.
Grandioso subito dopo l'incedere di batteria di Run To The Hills, con chitarre sempre ben in vista e tutt'altro che scontate fino alla galoppata più galoppante in cui Steve Harris si sia mai esibito, una ritmica trascinante e assolutamente irresistibile, con un Bruce sempre pronto ad affrontare una prova vocale che richiede elasticità e potenza.
La cosa più strana è trovare proprio ora un tonfo allucinante, non un brano veramente assurdo o detestabile, ma un branetto sinceramente mediocre e poco distintivo come Gangland, dai riff poco ispirati e tutto sommato un brano globalmente ignorabile, che è la cosa peggiore che si possa dire per un gruppo come i Maiden. Lo stesso Bruce non dà una prova particolarmente appassionante, come invece farà in Total Eclipse che proprio qui si dovrebbe collocare e che mostra una profondità, un'epicità e una solennità degne dell'album; un brano che annuncia tutto quello per cui ameremo Piece Of Mind.
La chiusura invece è perfetta e inoppugnabile, con Hallowed Be Thy Name, una delle canzoni più copiate di tutto il repertorio maideniano e una delle più belle, anche se qui frenata da una velocità forse lievemente troppo ridotta. Se l'avete sentita dal vivo, sul disco vi sembrerà che qualcuno stia fisicamente trattenendo le note dall'esplosione, e decisamente il ritmo più cadenzato non rende giustizia alla composizione e al suo spirito, espresso decisamente meglio dal vivo. In ogni caso una delle più belle canzoni degli Iron, che mette in mostra veramente tutto, il drumming solido di Clive Burr, le chitarre gemelle di Dave Murray e Adrian Smith, l'incedere del basso di Steve Harris e la voce stupenda, potente ed espressiva come non mai di Bruce Dickinson. Se volete sapere cosa sono gli Iron Maiden ascoltate questo brano e avrete capito tutto, dopo vi sembrerà di conoscerli da sempre.
E così chiudo, sulle note più belle, uno dei grandi album degli Iron, importantissimo se non addirittura fondamentale ma che se vogliamo non riuscirà a restare al passo con i futuri capolavori, dischi oltre ogni possibile aspettativa. Nel frattempo... up the Irons!

- Silver Drake -