Gruppo
Manowar

Titolo CD
Kings Of Metal

Anno di Pubblicazione
1988

Genere
Heavy Metal

Durata
48' 11"

Etichetta
Atlantic

Voto
10 e lode

Band
Eric Adams: vocals
Joey DiMaio: bass
Ross TheBoss: giutar
Scott Columbus: drums


Tracklist
1 - Wheels Of Fire
2 - Kings Of Metal
3 - Heart Of Steel
4 - Sting Of The Bumblebee
5 - The Crown And The Ring
6 - Kingdom Come
7 - Pleasure Slave (Cd Bonus Track)
8 - Hail And Kill
9 - The Warriors Prayer
10 - Blood Of The Kings

 

Eccoli. Sinceramente, ditemi: quanta gente andrebbe in giro per il mondo a proclamarsi "Re del Metallo"? Pochi, molto pochi hanno questo coraggio e soprattutto questa faccia tosta. Eccoli: i Manowar. Non saranno stati i primi, ma sicuramente sono quelli che lo fanno notare di piu'. E come si fa a non notarli quando fanno uscire un disco cosi'? Ma avete la minima idea di cosa sia "Kings Of Metal" per un qualsiasi appassionato del genere? Una bibbia, una verita', una sicurezza, una luce che indica la retta via da seguire. A molti i Manowar non piacciono perche' sono gradassi, buffoni, spategoni... certo, ad una prima occhiata sembra davvero cosi', ma poi, leggendo intrinsicamente fra le righe dei loro testi, delle loro motivazioni che li spingono a fare questo, ci si accorge veramente che sono dei Re, i veri Re dell'Heavy Metal.

Il grande sipario si apre con un rombante rumore di moto, le adorate Harley Davidson: dopo pochi secondi di "sgaso", ecco che inizia "Wheels Of Fire". Come magari avrete gia' intuito, il tema principale sono le moto e narra le emozioni che si provano cavalcando questi bestioni cromati sulla strada. Il ritmo e' naturalmente molto scattante, veloce, aggressivo. I 4 non si danno un secondo di tregua; sono oltre 4 minuti di follia lasciata scorrere sugli strumenti.
Tutta questa velocita' sfocia nella title-track, tale "Kings Of Metal". Per descriverla bastano 2 sole parole: fucking loud. Andatura neanche troppo accelerata, ma decisamente volta all'ascolto delle parole, al messaggio che e' destinato a tutti quelli che li odiano. Qui dentro si racconta un po' il loro stile di vita: vita "on the road", volumi a manetta, odiati da molti. Certo il ritornello e' abbastanza rassicurante: i cattivi vogliono abbatterli, ma loro gli "spaccano il cul*". Eccome se lo fanno: "others band play... WHAT?!" "manowar kill!" risponde il pubblico ai loro concerti!.

Ma sono impazziti? Gli sembra il modo di fare? Forse si', ed ecco che e' piazzata subito dopo "Kings Of Metal" il fantastico pezzo lento (?!) "Heart Of Steel". In un'intervista, Joey afferma di avere scritto questa canzone alla facciazza di tutti quelli che gli avevano detto che aveva un cuore d'acciaio. E lui che ha fatto? Li ringrazia in questa maniera: ritmo piuttosto tranquillo, inizio di pianoforte, e subito mette il protagonista della song mette in chiaro le cose: lui e' contro il mondo, contro di tutti, e' nato per "camminare contro il vento". Ma non e' un perdente, assolutamente no. E' qui per combattere, da solo contro tutti quanti: non ha paura della morte, anche perche' sara' lui a vincere e a ridere addosso ai perdenti; lui puo' dire e fare quello che sente dentro il suo cuore, cuore d'acciaio.
-per fortuna dovevano essersi calmati :-) -

OK, conosciamo tutti gli album dei Manowar, quindi sappiamo che da qualche parte ci deve essere Joey che fa qualche acrobazia con il basso. Eccoci serviti: "Sting Of The Bumblebee" e' quello che si chiama il lavoro di uno smanettone. La musica proviene dall'omonima "il volo del calabrone", celebre pezzo classico per virtuosi violinisti, riarrangiato e accelerato per un duetto piccolo basso - batteria. Il risultato e' molto simile a quello ottenuto con "William's Tale": tanta ammirazione per quel capellone dal naso a forma di nave!

Lasciando correre ancora un pochino il nostro stereo, ora sentiremo tutti quanti della musica proveniente da un organo. Organo? Ma che organo e organo? Si, avete capito tutti quanti bene. Lo strumento, suonato da (Ross TheBoss), e' quello presente nella St. Paul Cathedral, a Londra. Una chiesa? Esattamente quello che ho scritto. Ma siamo finiti su un disco che deve andare dal papa? Non esattamente. "The Crown And The Ring (Lament Of The Kings)" racconta di un guerriero che sta ritornando e sa che la propria spada, al servizio di Odino, vincera' la guerra... ok, niente di nuovo, ora (15/12/1999) canzoni cosi' sono all'ordine del giorno. Sbagliato! Canzoni _con_questi_testi_ sono all'ordine del giorno: immaginate di avere a disposizione uno dei cori piu' belli e potenti dell'universo, uno fra i migliori organi da poter suonare e soprattutto Eric "Golden Voice" Adams. Il miscuglio di questi ingredienti da' come risultato questa canzone; pochi aggettivi bastano a definirla: epica (piu' epico di cosi' ci sono riusciti solo i Bathory), mitica, mitologica, fantastica!
Ma ora arriva "Kingdom Come". Il testo e' un po' scombussolato, ma si capisce chiaramente che il regno che sta arrivando e' quello dei Manowar e dei loro fans che li supportano; fra le righe si potrebbe scorgere qualche riferimento a "All Men Play On 10", nella quale i nostri beniamini incitavano a dare il meglio di se' sempre, comunque e dovunque. La canzone in quanto ritmica non e' troppo accelerata, ma Eric Adams non perde una strofa per farsi notare... eccome se ci riesce!
"Pleasure Slave": e che cosa ci si aspetta con un titolo cosi'? Si sa che ai Manowar piacciono le donne, le belle donne. Qui si descrive cosa ne pensano loro (anche se non tutto quello che c'e' scritto e' vero). "Woman, be my slave, that's your reason to live" fa il ritornello, mentre si sentono grida di piacere di donne che stanno... ehm ehm.. si stanno divertendo! A molti non andra' giu' tanto facilmente un testo del genere... ma cacchio, quando ti molla la tipa, questa canzone (assieme a "baldracca da ponte", scritta del mio vicino di casa) ti tira un pochino su il morale. La musica sembra una lunga cantilena......
Ma arriviamo ora al pezzo forte, alla cigliegina sulla torta. "Hail & Kill" e' il capolavoro di questo album, la canzone che caratterizzera' meglio i Manowar negli anni a venire, il motto con cui si saluteranno le persone che si incontrano per la strada con una maglietta che ha qualcosa a che fare con i nostri Dei. La canzone inizia con una piccola distorsione del mitico Ross, poi si tranquillizza un pochino e Eric incomincia a cantare il primo paio di strofe, l'introduzione alla canzone: il solito guerriero e' chiamato nella valle dei re, porta la spada in mano e tante cose belline a seguire. Eric finisce questo intro con un "hold your hammers high" che quando e' dal vivo prolunga fino a che non gli scoppiano i polmoni. 2 secondi di silenzio e dopo inizia l'apocalisse: non riuscirete a fermarli proprio ora, proprio adesso che si sono buttati sulla strofa dove incitano alla morte dei nemici, proprio adesso che inizia il ritornello dove migliaia di incazzatissime persone gridano "hail, hail, hail and kill!" a squarciagola, incuranti di essere ad un concerto oppure a bordo di un pullman con un piccolo walkman sulla testa o di essere in casa con la mamma in cucina che sta facendo la torta allo yogurt. Arriva l'assolo: Ross TheBoss e' entrato in simbiosi con la sua chitarra, provate a fermarlo se ci riuscite. No, sembra essersi fermato da solo: eh gia', l'assolo e' finito; la musica si e' spenta e solo il solito coro ripete "hail, hail, hail and kill!"; ma Ross riprende subito in mano la situazione, il solito riff della canzone fa salire un brivido per la schiena a chiunque stia asoltando, mentre il ritmo e' ripreso regolarmente e Eric si e' buttato sull'ultima strofa e le ottave in alto si sentono, eccome se si sentono! Basta, finito. Di gia'? Impossibile ascoltarla solo una volta, garantito.

"Nonno, raccontami una storia". Occacchio, e mo', siamo su FiveLandia 589647? No. Nel booklet potrete leggere che il nome del nonno e' tale "Arthur Pendragon"... se questo e' il suo nome, chissa' la sua storia! Ed infatti non e' molto adatta ai bambinetti. "The Warriors Prayer" e' cmq un racconto, niente musica in questa traccia: 4 cavalieri provenienti dai 4 angoli della terra si incontrano, e con l'aiuto dell'armata degli immortali, vincono e sottomettono gli eserciti del mondo. 4 cavalieri? Forse sono i Manowar? Armata degli Immortali? Forse sono i loro fan? La risposta la potrete trovare su "Hail to England", 3 dischi fa. Il volume di questa traccia e' basso, e bisogna alzarlo parecchio per riuscire a comprendere chiaramente quello che si dice. Alla fine della canzone, dopo la preghierina, il bambino chiede al nonno chi fossero questi 4 uomini. Lui riponde cosi': "Who were they? THEY WERE THE METAL KINGS!"
E senza un secondo di tregua, Scott Columbus ci scassa i timpani con la sua super-batteria. E' iniziata "Blood Of The Kings". Brutti bastardi, hanno abbassato apposta il volume di "The Warriors Prayer", in maniera tale da spaccarci la testa appena iniziasse questa canzone. Bastardi? Ma sono dei geni!!
La canzone e' un sunto di tutto quello che hanno fatto i Manowar fino ad questo momento: i "six magic circles made by the blood of the kings" sono i loro album, nominati tutti quanti nella canzone assieme a qualche loro song. Quello che spacca completamente tutto e' il finale, alla Manowar con la M piu' che maiuscola, maiuscolissima: distorsione, rullate su rullate, rumuri, fischi... ci mancano un paio di scoregge e un mio ruttino e il casino puo' essere eletto come esempio di bon-ton.

Finito.... peccato!
Dopo quest'album Ross TheBoss se ne andra' per sempre dalla vita dei Manowar, per fondare un gruppo rock-blues (cosi' mi han detto, ma non ho mai avuto l'occasione di sentirlo).
Dello stesso anno (1988) sono anche dischi come "Seventh Son of a Seventh Son", degli Iron Maiden, "Black Mass" dei nostri DeathSS e "South Of Heaven" degli Slayer (e sono solo i primi che mi vengono in mente). Per gli Iron, c'e' da dire che il loro SSOASS e' un'ulteriore svolta al loro classico sound, iniziata fra l'altro dal precedente disco ("Somewhere in Time"). I DeathSS come i Manowar pongono una pietra miliare nella loro storia: "Black Mass" e' un capolavoro, il miglior disco che abbiamo mai scritto nella loro vita! Per quanto riguarda gli Slayer... ci sono molte opinioni contrastanti: chi si lamenta che non sia uscito il seguito di "Reign in Blood", chi invece osanna SoH e lo definisce il migliore, dove Dave Lombardo si esprime meglio.... ma queste sono altre storie, e vi rimanderei alle varie recensioni, se ci fossero! :)

- gg -