Gruppo
Motorhead

Titolo CD
1916

Anno di Pubblicazione
1991

Genere
Heavy Metal

Durata
39' 29"

Etichetta
Sony/WTG

Voto
Brani 1-10: 9,5
Brano 11: 10

Band
Ian "Lemmy" Kilmister - voce, basso
Phil "Wizzo" Campbell - chitarra
Wurzel - chitarra
Phylty "Animal" Taylor - batteria
(James Hoskins - violoncello in "1916")


Tracklist
1. The One To Sing The Blues
2. I'm So Bad (Baby I Don't Care)
3. No Voices In The Sky
4. Going To Brazil
5. Nightmare/The Dreamtime
6. Love me Forever
7. Angel City
8. Make My Day
9. Ramones
10. Shut You Down
11. 1916

 

Ve lo dico subito: Lemmy è uno dei miei miti. E' giusto che lo sappiate, anche se sarò capace di essere obiettivo lo stesso.
Vi faccio un esempio.
In uno dei miei incubi peggiori, mia sorella torna a casa e mi presenta Lemmy come il suo fidanzato (me lo vedo, con quel porro che sembra dirmi: "non devi preoccuparti, è la 4386a, so come ci si comporta...")
Ma c'è poco da fare: il metal è lui.
Fateci caso: da anni, ormai, ci scanniamo tra defender, progster, deathster, punk, goth-freaks, glamster (e scusate se ho lasciato fuori qualcuno). Un nome solo, se pronunciato, ci mette (quasi) tutti d'accordo: Motorhead.
Ve lo siete mai chiesto, il perché? Da cosa viene, questa sorta di rispetto religioso (ma non dite loro che ho usato la parola "religioso" così vicino alla parola "Motorhead")?
I dischi, in fondo, non sono così eccezionali...
Qualche picco qualitativo, qua e là. Una decina di brani di livello stratosferico. Ma poi tanta, tanta "massa". Li rispettate tutti, i Motorhead, ma probabilmente non avete un solo loro disco! E non è giusto; non se continuate a definirvi "metallari", almeno.
Ma vi capisco, in fondo. Troppi album, troppi pezzi niente affatto memorabili. E comprare un'antologia è un gesto che (giustamente) ripugna ai più. E quante ne hanno pubblicate, i Motorhead, di antologie...

Fate così: comprate "Overkill", "1916" e "Bastards". Lo dico per voi. Non m'importa che poi mi riempiate la mail di msg di ringraziamento. E' la mia missione, sto diffondendo il Verbo.
E lo faccio per Lemmy. Gli servono soldi per comprarsi alcolici, droghe e sesso facile.
Dite che è un modo di vita che non condividete? Neanch'io, perbacco! Per chi mi avete preso?
E' solo quell'1% di me... la parte oscura... la stanza buia... ecco, i motorhead sono la mia catarsi.
Voi non ce l'avete un lato "notturno"? Allora "1916" non vi serve. Fine della recensione. Andate su Altavista e inserite "new-age" nel campo della search. Arrivederci. Vaffanculo.

Vedo che siete ancora tutti qui...
Ok. Track by track con voto alle singole tracce.
"The One To Sing The Blues". Lui ha lasciato una ragazza perché, si sa, le ragazze sono
tutti oggetti buone solo per divertirsi. Poi però ha un flash, vede l'orrore di una vita passata sull'orlo del nulla esistenziale, e allora scrive questa "canzone d'amore". Il pezzo è un rythm'n'blues talmente marcio, che quando rileggerò questa rece dirò: "che cazzo dico, rythm'n.blues?!". (Ah, già, qualche linea vocale mi ricorda "Ace Of Spades") - Voto:7
"I'm So Bad (Baby I Don't Care)". Non vi basta il titolo? Allora: c'è un riff veloce e geniale che se alzate parecchio il volume vi ci potete grattare le emorroidi; c'è un testo che sta al comune senso del pudore come Aldo Biscardi sta al Dolce Stil Novo; c'è un lavoro di chitarra di una volgarità tale che se ruttate durante l'assolo sembrate l'Adagio di Albinoni. E tutto questo in 3 minuti. - Voto:9
"No Voices In The Sky". A nessuno frega un accidente di nessun altro! Ecco un ottimo motivo per mettere su un metal classico, sporco (come un metal classico), con un riff serrato ed un invito chiarissimo: FATE HEADBANGING!!! Sdegno sociale e crudo cinismo. Grazie Lemmy. - Voto:9
"Going To Brazil". La vostra ragazza vuole portarvi a ballare per forza? Non gliene frega un cazzo se al vostro confronto un tricheco pare Nurajev? Ci pensano i Motorhead! Questo è rock'n'roll come l'avrebbe suonato Jerry Lee Lewis se:
1. invece del piano avesse suonato la chitarra,
2. fosse stato legale fare tutto 'sto casino.
Il testo è un capolavoro di idiozia in rima e metro. L'assolo è lo stesso di qualsiasi pezzo r'n'r che si rispetti. - Voto:9
"Nightmare/The Dreamtime". Uno slow crudele ed ossessivo, caratterizzato da chitarrismo ispiratissimo, specie all'altezza dell'ipnotico solo. La cosa più vicina al power dell'album, grazie ad un'epicità diffusa ed al sound velenoso. Le vocals sono filtrate (e non aggiungo altro...). - Voto:8,5

Be', che altro aggingere? Sigurd ha praticamente scandagliato per intero questo capolavoro dei Motorhead.
Vorrei solo aggiugnere una nota (che sia di merito o demerito spetta voi a dirlo): mi pare sia l'album piu' "ascoltabile" per delle orecchie e delle menti non abituate alle sonorita' metal / hard-rock. Canzoni come "Going to Brazil" e "No Voices In The Sky" sembrano quelle che piacciono di piu' alle ragazze cresiute a suon di rock'n'roll Brian Adams & Bon Jovy like. [esperimento compiuto su un piccolo gruppo di ragazze -5- comprese fra i 17 e 20 anni]
Con questo non voglio assolutamente affermare che sia un disco c.d. "commerciale", (anzi!!); solo che riesce a toccare le personalita' piu' "gentili", cosa che non riesce assolutamente agli altri capolavori intitolati "Bastards" [IMO l'apice dei recenti Motorhead] "Overkill" [disco un po' piu' vecchio ma dalla potenza distruttrice intrinseca indomabile] "Ace of Spades" e "Iron Fist" [2 vecchi inizialittatori di mooolte cose].
Il tema della guerra sara' trattato ancora nel successivo album, tale "March Or Die", che tentera' di segiure la scia lasciara dal precedente "1916".

Allora, lo avete comprato?

- gg -


"Love Me Forever". Un arpeggio cupo e tristissimo ci introduce al cantato disperato di Lemmy. Ma lo sapevate che i Motorhead avevano in repertorio una struggente canzone d'amore? Nella tournee che seguì l'album, il pezzo veniva presentato come "quella che pensavate che non avreste mai udito". E' pazzesco, lo so, ma l'unico aggettivo è: dolcissima. - Voto:8
"Angel City". Canzone d'amore? Cuori infranti? Tranquilli, è sempre un disco dei Motorhead! Di nuovo rock'n'roll, meno casinaro rispetto a "Going To Brazil" (peccato!), ma baciato da un assolo scoppiettante e prolungato, tastierine simil-trombone e dall'elenco completo dei vizi dei Nostri. - Voto:7,5
"Make My Day". L'apoteosi. Tasso di casino ben oltre il livello di guardia. Inizia con un ronzio in sottofondo, finisce con il ronzio della vostra testa. Durante il violento assolo finale alzerete il volume dello stereo senza neanche accorgervene. Distorsione? Ma sì! Dolore ai timpani? Mi pare il minimo! Il pezzo è già finito? Lo risentiamo dall'inizio! Nella scheda dei recensori c'è scritto che non suono nessuno strumento. Sbagliato. Dovreste vedermi quando imbraccio la mia air-guitar! - Voto:10
"Ramones". I Ramones cui fa riferimento il titolo sono quelli che conoscete voi. Un minuto e ventisei secondi. Accordi: meno di uno. Assolo: ahahahah (c'è, tranquilli... ahahahah). I suddetti Ramones hanno voluto Lemmy dal vivo con loro a cantare questo inno punk. In ginocchio. - Voto:10
"Shut You Down". Altro brano esagitato, ai confini tra rock'n'roll, punk e vetero-metal. Sparatissimo e grezzo. Headbanging garantito. Riff stupendo, assolo magistrale. - Voto:9
"1916". Questo cambia tutto. La canzone d'amore, cantata a quel modo, poteva anche starci, come pausa in mezzo a tanto casino.


Ma "1916"? Che c'entra? E' il brano più bello del disco, ma NON DI QUESTO DISCO.
Il pezzo è una ninna-nanna dolorosa, una poesia (sto parlando di una poesia propriamente detta) musicata per violoncello e rullante "da parata militare". Improvvisamente, tutto il sudore buttato nell'orgia di divertimento dei primi 10 brani sembra quasi un insulto, una mancanza di rispetto davanti alla storia di un sedicenne qualsiasi morto nella prima guerra mondiale.
Che Lemmy l'abbia fatto di proposito, per imprimerci ancora meglio in mente cos'è davvero la guerra?
Non lo so.
Ma, per quanto mi riguarda, questo album è "grezzo, maleducato, strafottente, divertente". Un album che si chiude, nel retrocopertina, con la frase "questo album è nemico dell'ozono".
"1916" non ne fa parte (ma da sola vale i soldi dell'acquisto).
Da qui, la decisione di separare i voti.

- Sigurd -