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Nel
lontano 20 giugno 1981 nasceva quella perla del recensore che sta
scrivendo questo pezzo. L'universo stava cambiando, qualcosa eccezionale
era stato partorito; il mondo intero avrebbe osannato il nuovo arrivato.
Lemmy si accorse di tutto cio' e, come un Re Magio a cavallo del
suo Iron Horse, decise di lasciare un ricordo al sottoscritto e
all'umanita' intera, un qualcosa di spettacolare, inaudito, inimmaginabile.
Cosi' i Motörhead osannarono la mia nascita: con il migliore
disco live mai registrato dalla notte dei tempi.
Prima
di cominciare con il consueto track-by-track, vorrei che mi seguiste
in questo breve viaggio a ritroso, per scoprire cosa stava realmente
succedendo in quel periodo.
Il mondo del rock sembrava in pericolo: in questi anni ci furono
molte invasioni di punk nel mondo della musica, molti artisti lasciarono
questo mondo infernale e tante altre disgrazie stavano minando l'esistenza
di quello che per noi e' un periodo storico; i media facevano a
gara a chi denigrava meglio questo nostro fantastico universo.
Ma qualcosa stava cambiando. Nel 1981 ci fu la prima edizione del
leggendario "Monster of Rock", con Samson e Rainbow come
headliners.
Fortunatamente, non fu l'unico episodio degno di nota.
Il punk non riusci' a sconvolgere piu' di tanto la societa', come
si prefiggeva, ma invece ispiro' molti degli artisti a cui oggi
siamo tutti devoti. Un nome su tutti sono i Venom, che con il loro
"Welcome To Hell" darono nuovo significato alla musica
estrema. Senza naturalmente dimenticarci dei nostrani DeathSS, che,
nel piu' pronfodo underground italiano, gia' dal 1977 creavano quei
capolavori che oggi tante band possono solo ammirare con il telescopio.
Le uscite sicuramente non mancavano, e vorrei sottolineare anche
l'influenza che ha avuto "Heaven & Hell" dei Black
Sabbath di R.J. Dio sui gruppi odierni, degli ultimi anni 90 - inizio
del 2000.
Ma, cosa molto piu' importante, la NWOBHM stava prendendo piede;
AngelWitch e Iron Maiden guidavano l'esercito dei metallari verso
quella sorta di paradiso musicale che ancora oggi sogniamo; proprio
nell'81, i 5 baldi giovani capitanati da Mr. Harris scalarono le
chart inglesi con il loro secondo disco: Killers arrivo' addirittura
in 12esima posizione. Ma la vetta era ben lontana. La vetta, il
tanto agognato tetto del mondo era nelle mani di Lemmy e dei suoi
Motorhead. Il loro "No Sleep 'Til Hammersmith" era primo
nelle classifiche di vendita. Primo. P R I M O. Erano loro i veri
Dei dell'universo. E lo sono tutt'oggi. In un mondo dove tutti pensavano
che il rock stesse lasciandosi andare nell'oltretomba, i Motorhead
sconquassano tutti i piani dei tanti denigratori con questo disco
maledettamente rock and roll.
Ora niente potra' piu' fermare questa ondata di metallari incazzati
con la corruzione e con il business.
Ma cominciamo con la rece:
Il disco inizia con una tiratissima Ace Of Spades, title-track dell'album
che si pubblicizza in tour. Da' inizio alla festa lo stesso Lemmy
con il suo inconfondibile basso, seguito a ruota da Philty e Eddie,
che fanno a gara a chi riesce a velocizzare di piu' la canzone.
Narra di gioco d'azzardo, di quanto sia bello giocare e di quanto
sia importante possedere l'Asso di Picche. L'assolo di Eddie e'
qualcosa di eccitante, i suoni sono tutti amalgamati perfettamente
a creare una ricetta potentissima: una Saker Torta da 12 uova!!
:)
Dopo pochi secondi di calma, Philty ricomincia a picchiare sulle
pelli dando una nuova vita a Stay Clean. Saro' sincero con tutti
voi: l'album Overkill mi e' sempre sembrato un po' palloso, piatto...
forse perche' la produzione non mi e' mai andata a genio. Ho sempre
considerato Stay Clean qualcosa come una cantilena e Overkill una
canzone castrata, alla quale mancasse qualche cosa. OK, tutti cambiamo
idea prima o poi. Stay Clean e' suonata perfettamente, una bellisima
Blues-song in pieno stile motörheadiano. La canzone ha un testo
tutto da interpretare: narra di solitudine, di quanto sia importante
contare su se' stessi e di come non si possa essere d'accordo con
tutto quello che si sente in giro.
Inizia ora Metropolis, che piu' una canzone e' una poesia difficile
da spiegare: meglio fregarsene di quelli che stanno o meno dalla
nostra parte, meglio fuggire da questi ipocriti, meglio lasciar
pedere. Fast Eddie si esibisce in parecchi riffs spettacolari, anche
se la canzone e' nata come qualcosa di piu' lento e introverso.
Inimitabile.
Ora inizia il momendo di Philty: questa canzone e' dedicata a lui.
E quale non poteva essere, se non The Hammer? Le pelli si sentono
gridare sotto i colpi martellanti di Animal; Eddie si esibisce in
assoli e riffs piu' veloce della luce; Lemmy sta facendo sesso con
il suo basso, si possono udire urla di gioia da entrambi. La canzone
tratta di un killer spietato che puo' uccidere chiunque con il proprio
martello, che puo' arrivare ovunque lui voglia. La mia preferita
di Ace Of Spades, impossibile non eseguirla dal vivo.
Inizia quindi una canzone sulla vita on the road, di come un biker
solitario e' legato al suo cavallo di ferro, di quanto sia l'unica
sua compagna per tutta la sua vita. Secondo il mio modesto parere,
il testo di Warlord dei Manowar e' ispirato a questa fantastica
Iron Horse. Ma le musiche sono nettamente differenti: i Motorhead
sembrano suonare con un certo velo di malinconia, tutto si e' molto
rallentato da come si suonava prima; la voce di Lemmy e' veramente
commovente, l'assolo di Eddie fa pensare alla vita e a tutto quello
che potra' capitarci.
No Class va dritta contro le persone inutili, pesanti che non hanno
classe per stare al mondo. Eddie ha cambiato stile, ora la sua chitarra
suona Rock and Roll come non se ne e' mai sentito: tutti i Motorhead
si stanno riposando per l'apocalisse che si viene a creare un istante
dopo.
Overkill!
Dicevo prima che non mi e' particolarmente piaciuta sull'album in
studio. Vero.
Ma questa Overkill e' qualcosa di fantastico. Da sola vale
tutto il prezzo del CD. Con questa canzone si gode forte! :).
Iniziamo. Philty e' incontrollabile: deve avere 4 o 5 piedi e qualche
altro paio di braccia per poter suonare cosi'. In pochi secondi
Lemmy esaurisce le prime 2 strofe; la parola passa subito a Eddie
che si lancia in un tremendo assolo andando sempre piu' in alto
con le note. Lemmy riprende e termina il testo, che non e' nient'altro
che un immenso inno al piu' puro Rock 'N' Roll. Ma NON smette di
suonare. Eddie riprende ancora la parola per bruciare la chitarra.
Leggero casino e distorsione per il finale, ma Philty non e' d'accordo
e ricomincia a martellare. Si ricomincia. Dopo un giro di accordi,
Eddie si ributta sulle 6 corde come un dannato, niente lo puo' fermare,
e' un bulldozer. Sta per finire, ancora distorsioni di fine canzone.
Ma Philty non ne vuole sapere. Ancora una volta: riff e ancora assolo
per terminare con una coda distorta. Che fatica! Pochi secondi di
relax, quel tanto che basta per far presentare a Eddie la prossima
canzone, dedicata ai fans presente: (we are) The Road Crew!
Suonata perfettamente come sul disco, e' la descrizione di come
funziona la vita in tournee'. E chi non vorrebbe una vita cosi'?
Potrei riscrivere ancora centinaia di volte le fantastiche gesta
dei 3 Dei, ma penso che abbiate capito quanto siano potenti e attivi
in versione live.
Inizia ancora Philty la successiva Capricorn: Lemmy pare stia sudando...
deve essere stanco, ma la voglia di suonare e' piu' potente della
stanchezza. La sua voce sulla potente batteria, mentre basso e giutar
sono zitti, e' favolosa; Eddie intanto si inventa piccoli e brevi
giri di chitarra che rendono la canzone molto piu' piacevole di
quanto non sia stata registrata sul disco Overkill.
Dopo un leggero "Thank You", Lemmy dice una sola parola
che manda in delirio il pubblico: Bomber! Non vogliono rispettare
alcun limite di velocita', sembra che nessuno gli abbia detto che
Bomber e' suonata in maniera diversa sul disco. Meglio cosi'! Ancora
una canzone sparata a raffica, come il bombardiere sgancia le sue
fatali armi con il solo scopo di mettere in ginocchio la popolazione,
cosi' i Motörhead stanno distruggendo qualsiasi cosa capiti
sotto le loro mani. Philty si lascia andare ad uno spettacolino
degno di nota nel finale, utilizzando tutti i ventimila (o forse
piu') aggeggi che trova sotto le sue poderose bacchette.
Purtroppo e' il momento di finire, cosi' inizia Motörhead,
la canzone, quel magico inno che ha dato vita a questa fantastica
macchina da guerra, capitanata da Lemmy Kilmister. Tutti e 3 vogliono
lasciare il segno nel cuore di quei fortunati che si trovavano a
Londra quella sera, e cosi' si sente benissimo che stanno suonano
Motorhead non con le mani, ma con il cuore, il loro cuore che inneggia
al piu' puro Rock 'N' Roll, in maniera non forse tanto politically
correct, ma spezzando qualsiasi regola tenti di interrompere la
loro attivita'. Eddie non vuole piu' smettere di suonare l'assolo,
Philty continuerebbe a suonare per giorni la sua fantastica batteria
recante sulle grancasse il fatidico Asso di Picche, Lemmy si concede
particolari giochetti con il suo basso e con la sua aggraziata vocina,
la stessa che lo rende cosi' unico ed inimitabile. Il tutto finisce
con il rumore di elicotteri e sirene che contraddistingue l'inizo
della canzone sul disco registrato in studio.
Purtroppo, anche questo disco e' finito. I 40 minuti sono passati,
ma l'unico ad essersene accorto e' il nostro collo, dolorante per
il troppo headbanging.
Confrontando questo disco con le uscite dell'epoca, capirete quanto
il concetto di rock and roll applicato ai Motorhead sia qualche
cosa di particolare: loro si sono sempre definiti tali, ma nel 1981
Killers non era tanto audace, tanto pesante come questo NSTH. E
come Killers, anche la quasi totalita' delle uscite dell'epoca che
stavano diventando le solide fondamenta di quello che oggi il mondo
conosce come Heavy Metal non gareggiavano ad armi pari contro di
Lemmy e la sua macchina da guerra. I suoi 36 (?) anni di esperienza
si sentivano. Si', tutti e 36 i suoi anni, perche' Lemmy non ha
pianto quando e' nato, ma si e' messo a cantare, bere JackDaniels
e fumare (il basso era ancora troppo grande).
Forse forse, gli unici a suonare maledettamente piu' sporco dei
Motorhead furono i colleghi inglesi Venom, che con il loro "Welcome
to Hell" e successivo "Black Metal" prepararono la
nascita per quello che sara' poi il Thrash, il Black Metal e il
Death Metal.
[un
sentito grazie a tutta la gente di IAMM che mi hanno aiutato nella
raccolta di questi dati storici e, soprattutto, a quella fantastica
persona che mi ha regalato il disco! (you know who you are). E saluto
tutti quelli che mi conoscono! ;-) ]
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gg -
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