Gruppo
Nevermore

Titolo CD
Dead Heart In A Dead World

Anno di Pubblicazione
2000

Genere
Power / Thrash

Durata
56' 32"

Etichetta
Century Media

Voto
10 e Lode nell'annata
9 nella storia (più per la qualità che per l'innovazione..)

Band
Warrel Dane - vocals
Jeff Loomis - guitars
Van Williams - drums
Jim Sheppard - bass


Tracklist
1. Narcosynthesis
2. We Disintegrate
3. Inside Four Walls
4. Evolution 169
5. The River Dragon Has Come
6. The Heart Collector
7. Engines Of Hate
8. The Sound Of Silence
9. Insignificant
10. Believe In Nothing
11. Dead Heart In A Dead World

 

Iniziamo song per song che per inciso la mia vicina ha ascoltato più della media degli Iammers!
1.Narcosynthesis è una specie di canzone bastarda dove la fa da padrone un riff stoppatissimo ritmato dalla doppia cassa di Van Williams (un batterista assolutamente prezioso! e qualcuno lo può ricordare al Gods '99), il cantato di Warrel Dane è incredibilmente espressivo e dopo un ritornello meno terremotante dell'assalto iniziale (e con un incastro tra giro e linea vocale che riuscirebbero a fare solo loro parte l'assolo di Loomis inizialmente lento e giocato sulle armoniche del giro melodico poi accelerato in un gioco di pennate alternate con note di corde vuote e riprende infine la melodia del pezzo (e qui possiamo già dire che gli assoli sono incredibilmente migliori di quelli già sfoderati dal chitarrista Floridiano negli albums precedenti buoni tecnicamente e funzionalissimi al pezzo, mai troppo lunghi). Il pezzo finisce con un incedere lento impreziosito da un fill di Loomis e improvvisamente lascia lo spazio a 12 battute tirate che lo portano a morte improvvisa. Da notare anche che Van Williams oltre a gestire una sfilza assurda di cambi di tempo risulta incredibilmente espressivo, tanto che promuoverei la pubblicazione delle sole tracce di batteria dell'album!
Dopo questo primo assalto emergono la produzione potente e precisa di Sneap, semplicemente il migliore per il genere nonchè il sound e il songwriting, i trademarks che farebbero riconoscere i Nevermore anche ad un sordo! E questo è secondo me il vero merito della band, la immediata riconoscibilità data da un'evoluzione continua, tutta farina del loro sacco.
2.We disintegrate parte con un mood incredibilmente dissonante per poi variare in un riff dal groove eccitante ricamato da accelerazioni di doppia cassa assurde e dall'uso dei piatti del 'mostro' Williams con se li lavora per la precisione in 4 battute con una divisione di 4/5, a cui va aggiunto un fill di chitarra veramente bello. Il tutto sfuma in una parte atmosferica condita da un piano che dura però solo 10 secondi, poi si riparte con un cantato splendido di Dane che alterna strofe acutissime e aspre a parti molto più basse cambiando letteralmente voce, il refrain è invece malinconicamente più tranquillo ed è giocato su più voci in maniera molto originale, il tutto è chiuso da un finale sfumato con addirittura Loomis alle prese con il Sitar.
Comunque emerge il fatto che le songs pur complesse rimangono in testa più di quelle dei vecchi albums, a conferma del songwriting più maturo.
3.Inside Four Walls è splendida: ha il riff più massiccio e incazzato della storia del metal(!) cha ha un groove che lascia la spina dorsale completamente disarticolata dalle contorsioni che scatena; e dove ti va migrare questo assalto? In un'apertura melodica splendida condita dal gioco di accelerazioni di cassa, uso del charleston in 'assorbimento' e una marea di piatti che danno un che di cavalcante al tutto, geniale! Insomma un misto di parti da cantare a scuarciagola e di massiccio assassinio sonoro, una complessa doccia di emozioni che solo Loro sono in grado di dare (artisti si nasce e solo dal profondo escono queste bordate, non certo da un librucolo fantasy) (il pezzo è dedicato ad un amico di Dane dentro per possesso di droga).
4.Evolution 169 è mediamente più cadenzata sembra un pò ballad ed un pò grunge condita da un sapiente uso dei tom da parte di Williams e spezzata da una parte centrale che non lascia prigionieri dove nella chitarra di Loomis le corde urlano tensione e dolore e il nostro fido riffamaster si dimostra anche buono swippatore.
5.The river dragon has come parte con un arpeggio bellissimo che viene cancellato da un riff che sembra preso dal meglio di Burn My Eyes dei Machine Head, poi il genio Loomis parte in una serie di rasoiate impressionanti assecondate dalla doppia cassa di Van Williams, che attaccano letteralmente al muro riempite da una serie di dilaniatissime armoniche artificiali e riprese con il gioco del volume, un vero DRAGO. Un tapping incessante introduce una parte solista giocata inizialmente da un fraseggio velocissimo e pulitissimo di chitarra impreziosito da Slide notevoli che sembra partorito da Petrucci dopo una dose di Eroina! Che va a sfociare in una coloratissima parte melodica, grande!
6.The Heart Collector ispirata, ma anche con un senso di già sentito, ballad con finale Malsano e oppressivo, l'assolo è da conservare con amore nel cuore!
Inizia con accordoni e la melodia prende il sopravvento con Loomis che spiega ai powermetallaroni dalle pennate fredde a raffica cosa vuol dire tirare le corde, poi è l'ora dell'acustica e un fill pieno di feeling introduce al come già detto un po' ruffiano refrain, comunque il protagonista è Loomis sempre ispiratissimo con le sei corde che sporca volutamente alcune parti per renderle più espressive, davvero molto migliorato dai tempi del debutto omonimo dei 'more.
7.Engines of hate: ovvero se suonate musica estrema appendete gli strumenti al chiodo: riff degni degli Slayer più cattivi ed elaborati, giocati tutti sulle note in hammer on e accordi in slide senza stoppare troppo le corde, nonché dei tempi che vedono Van Williams assurgere al ruolo di semidio (perché non riesco a trovere un batterista così anch'io?)ed una parte centrale con una chitarra apocalittica e pulitissima (quasi Malmsteeniana) che definirei un incrocio tra barocco e new metal, che precede un riff con l'andamento di un carrarmato. Vi basta!?
8.The sound of silence. Cover!!??? di Simon & Garfunkel BRUTALE con pause stacchi cambi di tempo (ottuplicazioni per essere precisi) da giramento di testa, da avere!
Il bello è che l'inizio soft è proprio in linea con l'originale, ma subentra un attacco frontale che definirei brutal death condito da stacchi stratosferici preceduti da micro (per la durata temporale)maxi (per la loro entità)accelerazioni che spaccano con un marasma di groove dove il basso di Sheppard è protagonista.
Adorerete canticchiare, nell'interpretazione come al solito unica di Dane, 'and the vision…', sì perché il testo, quello sì è assolutamente fedele, ma solo quello!
9.Insignificant (am I). Ovvero pessimismo, melodia e rabbia fuse alla grande.
Splendido l'inizio acustico (ma dove li trova 'sti arpeggi Loomis!!??) subentra quindi la voce di Dane che riuscirebbe a far cantare anche un muto, la grande produzione si fa sentire nel grandioso impatto delle parti elettriche potenti, ma al contempo dolci.
Dopo il primo chorus affido a tutti le armonie di una chitarra ispiratissima!
Decisamente in tipico Nevermore Style sembrerebbe, testo a parte, una song estratta da quel meraviglioso affresco che risponde al nome di Dreamin' Neon Black in un'alternanza di dolcezza, oppressione, melodia e dissonanze pesantissime.
10.Believe In Nothing, bellissima e orecchiabile, fin dal primo ascolto colpisce per il suo impatto e la sua immediatezza (che sia Emometal!?)io ne farei un singolo a razzo: la canto saltando come un bambino per la stanza sotto gli occhi esterreffatti di mia mamma!!!!!!!!
Momenti acustici si alternano a parti distorte introdotte dal gioco di volume dell'ascia di Loomis in un crescendo trascinante, mentre Williams si diverte ad accelerare il tempo senza dare fastidio, con la grazia di una farfallina. Melodia sempre presente per un pezzo dove si può vedere l'evoluzione del songwriting dei Nevermore soprattutto rispetto al complicatissimo Politics of Ecstasy.
11.Dead Heart In A Dead World, un intro spettacolare e sporchissimo Basso-Voce che non fa altro che confermare le doti e l'unicità di un singer che non canta, ma 'suona' con la bocca (e c'è chi lo aborrisce, vi rendete conto!!!) e un'aggressione totale, perché il piacere di far vedere le proprie doti è innato in chi vuole far capire chi comanda, con originali ritornelli orientaleggianti e un pò filastrocca, unici!
Trovo allucinante il cantato assolutamente calmo, recitato, nelle prime strofe potentissime con la doppia cassa imperiosa e sincopata di Williams in evidenza, che va a creare un contrasto unico, ascoltare per credere.
In conclusione dopo il promettente omonimo debutto, l'ultraheavy e tecnico Politics (in mezzo il mini In Memorium, fatto di canzoni lente e cadenzate), e il grandioso ed emozionante Dreaming Neon Black (con la produzione più carica e potente della storia del metal), tutti prodotti dal mitico Neil Kernon, i Nevermore hanno fatto un ulteriore passo avanti, nell'accessibilità e nella cura dei suoni sotto la guida del guru Andy Sneap, tirando fuori nientemeno che il disco più bello degli ultimi anni per quel che mi riguarda in ambito metal, chissà che non si riveli il loro 'Black Album' fatte le debite proporzioni, anche di casa discografica!
Qui a conti fatti, c'è cura dei suoni, personalità, potenza, belle canzoni, melodia, profondità di contenuti, tecnica, una voce unica, insomma arte vera!

- Dario -