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Iniziamo
song per song che per inciso la mia vicina ha ascoltato più
della media degli Iammers!
1.Narcosynthesis è una specie di canzone bastarda dove la
fa da padrone un riff stoppatissimo ritmato dalla doppia cassa di
Van Williams (un batterista assolutamente prezioso! e qualcuno lo
può ricordare al Gods '99), il cantato di Warrel Dane è
incredibilmente espressivo e dopo un ritornello meno terremotante
dell'assalto iniziale (e con un incastro tra giro e linea vocale
che riuscirebbero a fare solo loro parte l'assolo di Loomis inizialmente
lento e giocato sulle armoniche del giro melodico poi accelerato
in un gioco di pennate alternate con note di corde vuote e riprende
infine la melodia del pezzo (e qui possiamo già dire che
gli assoli sono incredibilmente migliori di quelli già sfoderati
dal chitarrista Floridiano negli albums precedenti buoni tecnicamente
e funzionalissimi al pezzo, mai troppo lunghi). Il pezzo finisce
con un incedere lento impreziosito da un fill di Loomis e improvvisamente
lascia lo spazio a 12 battute tirate che lo portano a morte improvvisa.
Da notare anche che Van Williams oltre a gestire una sfilza assurda
di cambi di tempo risulta incredibilmente espressivo, tanto che
promuoverei la pubblicazione delle sole tracce di batteria dell'album!
Dopo questo primo assalto emergono la produzione potente e precisa
di Sneap, semplicemente il migliore per il genere nonchè
il sound e il songwriting, i trademarks che farebbero riconoscere
i Nevermore anche ad un sordo! E questo è secondo me il vero
merito della band, la immediata riconoscibilità data da un'evoluzione
continua, tutta farina del loro sacco.
2.We disintegrate parte con un mood incredibilmente dissonante per
poi variare in un riff dal groove eccitante ricamato da accelerazioni
di doppia cassa assurde e dall'uso dei piatti del 'mostro' Williams
con se li lavora per la precisione in 4 battute con una divisione
di 4/5, a cui va aggiunto un fill di chitarra veramente bello. Il
tutto sfuma in una parte atmosferica condita da un piano che dura
però solo 10 secondi, poi si riparte con un cantato splendido
di Dane che alterna strofe acutissime e aspre a parti molto più
basse cambiando letteralmente voce, il refrain è invece malinconicamente
più tranquillo ed è giocato su più voci in
maniera molto originale, il tutto è chiuso da un finale sfumato
con addirittura Loomis alle prese con il Sitar.
Comunque emerge il fatto che le songs pur complesse rimangono in
testa più di quelle dei vecchi albums, a conferma del songwriting
più maturo.
3.Inside Four Walls è splendida: ha il riff più massiccio
e incazzato della storia del metal(!) cha ha un groove che lascia
la spina dorsale completamente disarticolata dalle contorsioni che
scatena; e dove ti va migrare questo assalto? In un'apertura melodica
splendida condita dal gioco di accelerazioni di cassa, uso del charleston
in 'assorbimento' e una marea di piatti che danno un che di cavalcante
al tutto, geniale! Insomma un misto di parti da cantare a scuarciagola
e di massiccio assassinio sonoro, una complessa doccia di emozioni
che solo Loro sono in grado di dare (artisti si nasce e solo dal
profondo escono queste bordate, non certo da un librucolo fantasy)
(il pezzo è dedicato ad un amico di Dane dentro per possesso
di droga).
4.Evolution 169 è mediamente più cadenzata sembra
un pò ballad ed un pò grunge condita da un sapiente
uso dei tom da parte di Williams e spezzata da una parte centrale
che non lascia prigionieri dove nella chitarra di Loomis le corde
urlano tensione e dolore e il nostro fido riffamaster si dimostra
anche buono swippatore.
5.The river dragon has come parte con un arpeggio bellissimo che
viene cancellato da un riff che sembra preso dal meglio di Burn
My Eyes dei Machine Head, poi il genio Loomis parte in una serie
di rasoiate impressionanti assecondate dalla doppia cassa di Van
Williams, che attaccano letteralmente al muro riempite da una serie
di dilaniatissime armoniche artificiali e riprese con il gioco del
volume, un vero DRAGO. Un tapping incessante introduce una parte
solista giocata inizialmente da un fraseggio velocissimo e pulitissimo
di chitarra impreziosito da Slide notevoli che sembra partorito
da Petrucci dopo una dose di Eroina! Che va a sfociare in una coloratissima
parte melodica, grande!
6.The Heart Collector ispirata, ma anche con un senso di già
sentito, ballad con finale Malsano e oppressivo, l'assolo è
da conservare con amore nel cuore!
Inizia con accordoni e la melodia prende il sopravvento con Loomis
che spiega ai powermetallaroni dalle pennate fredde a raffica cosa
vuol dire tirare le corde, poi è l'ora dell'acustica e un
fill pieno di feeling introduce al come già detto un po'
ruffiano refrain, comunque il protagonista è Loomis sempre
ispiratissimo con le sei corde che sporca volutamente alcune parti
per renderle più espressive, davvero molto migliorato dai
tempi del debutto omonimo dei 'more.
7.Engines of hate: ovvero se suonate musica estrema appendete gli
strumenti al chiodo: riff degni degli Slayer più cattivi
ed elaborati, giocati tutti sulle note in hammer on e accordi in
slide senza stoppare troppo le corde, nonché dei tempi che
vedono Van Williams assurgere al ruolo di semidio (perché
non riesco a trovere un batterista così anch'io?)ed una parte
centrale con una chitarra apocalittica e pulitissima (quasi Malmsteeniana)
che definirei un incrocio tra barocco e new metal, che precede un
riff con l'andamento di un carrarmato. Vi basta!?
8.The sound of silence. Cover!!??? di Simon & Garfunkel BRUTALE
con pause stacchi cambi di tempo (ottuplicazioni per essere precisi)
da giramento di testa, da avere!
Il bello è che l'inizio soft è proprio in linea con
l'originale, ma subentra un attacco frontale che definirei brutal
death condito da stacchi stratosferici preceduti da micro (per la
durata temporale)maxi (per la loro entità)accelerazioni che
spaccano con un marasma di groove dove il basso di Sheppard è
protagonista.
Adorerete canticchiare, nell'interpretazione come al solito unica
di Dane, 'and the vision…', sì perché il testo, quello
sì è assolutamente fedele, ma solo quello!
9.Insignificant (am I). Ovvero pessimismo, melodia e rabbia fuse
alla grande.
Splendido l'inizio acustico (ma dove li trova 'sti arpeggi Loomis!!??)
subentra quindi la voce di Dane che riuscirebbe a far cantare anche
un muto, la grande produzione si fa sentire nel grandioso impatto
delle parti elettriche potenti, ma al contempo dolci.
Dopo il primo chorus affido a tutti le armonie di una chitarra ispiratissima!
Decisamente in tipico Nevermore Style sembrerebbe, testo a parte,
una song estratta da quel meraviglioso affresco che risponde al
nome di Dreamin' Neon Black in un'alternanza di dolcezza, oppressione,
melodia e dissonanze pesantissime.
10.Believe In Nothing, bellissima e orecchiabile, fin dal primo
ascolto colpisce per il suo impatto e la sua immediatezza (che sia
Emometal!?)io ne farei un singolo a razzo: la canto saltando come
un bambino per la stanza sotto gli occhi esterreffatti di mia mamma!!!!!!!!
Momenti acustici si alternano a parti distorte introdotte dal gioco
di volume dell'ascia di Loomis in un crescendo trascinante, mentre
Williams si diverte ad accelerare il tempo senza dare fastidio,
con la grazia di una farfallina. Melodia sempre presente per un
pezzo dove si può vedere l'evoluzione del songwriting dei
Nevermore soprattutto rispetto al complicatissimo Politics of Ecstasy.
11.Dead Heart In A Dead World, un intro spettacolare e sporchissimo
Basso-Voce che non fa altro che confermare le doti e l'unicità
di un singer che non canta, ma 'suona' con la bocca (e c'è
chi lo aborrisce, vi rendete conto!!!) e un'aggressione totale,
perché il piacere di far vedere le proprie doti è
innato in chi vuole far capire chi comanda, con originali ritornelli
orientaleggianti e un pò filastrocca, unici!
Trovo allucinante il cantato assolutamente calmo, recitato, nelle
prime strofe potentissime con la doppia cassa imperiosa e sincopata
di Williams in evidenza, che va a creare un contrasto unico, ascoltare
per credere.
In conclusione dopo il promettente omonimo debutto, l'ultraheavy
e tecnico Politics (in mezzo il mini In Memorium, fatto di canzoni
lente e cadenzate), e il grandioso ed emozionante Dreaming Neon
Black (con la produzione più carica e potente della storia
del metal), tutti prodotti dal mitico Neil Kernon, i Nevermore hanno
fatto un ulteriore passo avanti, nell'accessibilità e nella
cura dei suoni sotto la guida del guru Andy Sneap, tirando fuori
nientemeno che il disco più bello degli ultimi anni per quel
che mi riguarda in ambito metal, chissà che non si riveli
il loro 'Black Album' fatte le debite proporzioni, anche di casa
discografica!
Qui a conti fatti, c'è cura dei suoni, personalità,
potenza, belle canzoni, melodia, profondità di contenuti,
tecnica, una voce unica, insomma arte vera!
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Dario -
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