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Questo
quarto capitolo della band svedese si presenta al primo ascolto
come un solito album degli Opeth, in effetti il sound è fedele
a quello che il gruppo in questione ci ha abituati, ma analizzato
più a fondo si possono notare alcune differenze, dimostrazione
del fatto che questo gruppo è riuscito a migliorare ulteriormente
il suo stile.
L'album è un mix di vari generi musicali, principalmente
death metal con varie influenze artistiche e passaggi più
leggeri, le parti più tirate si alternano con passaggi acustici
e il cantato growl lascia la strada ad un egregio pulito; il disco
è meno immediato dei precedenti e tecnicamente superiore,
alcuni passaggi sono decisamente prog. e di struttura complicata
ma ben costruita, inoltre viene qui messo in risalto il punto forte
della capacità compositiva di Mikael Akerfeldt: la caratteristica
armonizzazione degli strumenti, tanto particolare ed elaborata da
rendere le melodie dolci ma graffianti, calde e allo stesso tempo
gelide.
L'esecuzione non contiene pecche: la coppia di chitarre non ha nessuna
difficoltà ad eseguire né riffs tirati né intrecci
acustici e a volte dà libero sfogo anche a qualche virtuosismo,
ottima l'esecuzione del batterista Lopez (ex Amon Amarth), forse
leggermente inferiore rispetto ai precedenti lavori è il
nuovo bassista, che comunque esegue in maniera discreta la sua prova;
molto buona anche la produzione, garantita dai marchi Fredman Studios
e Fredrik Nordstrom.
Complessivamente, questo è un album completo e può
appagare le esigenze di qualsiasi ascoltatore, non fatevi intimorire
dall'etichetta "Death metal", piacerà sicuramente
anche ai non appassionati del genere; per chi, invece, conosce i
vecchi lavori degli Opeth, non perdetevi il loro quarto episodio.
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G.B.Teo -
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