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Secondo
disco per gli svedesi Pain Of Salvation e secondo capolavoro per
questa band dall'incredibile talento e raffinatezza.
Per chi già conosce il gruppo non ci sono bisogno di presentazioni,
ma per chi non avesse mai avuto la fortuna di ascoltarli possiamo
dire che questo è uno dei pochi gruppi oggi che ha tutte le carte
in regola per entrare di diritto nella storia del metal progressive,
al fianco di mostri sacri quali Dream Theater, Fates Warning e Queensryche.
Sulla loro biografia possiamo leggere: "Albert Einstein meets Faith
No More"... e c'è da dire che questa strana ma comunque azzeccata
definizione riesce a dare almeno un'idea della complessità e genialità
del loro modo di fare musica.
Tecnicamente stupefacenti (senza comunque mai eccedere in virtuosismi),
melodici e allo stesso tempo dotati di carica e passionalità come
pochi altri gruppi.
Hanno anche dalla loro parte una grande originalità e una voglia
continua di sperimentare nuove soluzioni e sonorità, quanto basta
per staccarsi da tutti quelli sterili modelli ai quali purtroppo
si rifanno la maggior parte dei gruppi odierni.
"One Hour..." è un concept, basato interamente sugli studi e le
riflessioni fatte dal cantante e chitarrista (nonchè autore di quasi
tutte le canzoni) Daniel Gildenlow, nell'arco di più di un anno.
La vicenda verte sui sentimenti e le esperienze di un uomo che una
volta lavorava in una fabbrica d'armi, il quale si rende conto all'improvviso
del male che l'uomo fa contro i suoi simili e contro la natura stessa.
E' una sorta di viaggio spirituale, che porta anche l'ascoltatore
a un'intima riflessione e analisi del mondo che lo circonda.
E la musica stessa riesce a rispecchiare tutto ciò, alternando ritmi
nevrotici e "pesanti" a momenti più calmi e melodici, attraversati
da venature jazz e orientaleggianti. Resi unici poi anche dalla
bellissima voce di Daniel, che oltre ad avere un grande mezzo vocale
riesce a dare un'interpretazione incredibile ad ogni canzone e ad
arricchire di "feeling" ogni passaggio.
Sarebbe difficile e ingiusto dire quale canzone è la migliore. Non
è un disco immediato, proprio per la non linearità delle canzoni,
e per riuscire ad apprezzarlo appieno sono necessari molti ascolti.
Si deve poter entrare in quella magica atmosfera ricreata dai POS,
vedere le immagini che la loro musica ti sa trasmettere in modo
così forte.
Comunque sia sono da segnalare la canzone d'apertura "Inside" e
l'emozionale "Home" come canzoni più accessibili, che permettono
di avvicinarsi gradatamente alle loro romantiche e graffianti sonorità.
E una volta trovata la chiave di questo disco tutte le altre canzoni,
a partire dalle incredibili armonie di "Handfull Of Nothing" fino
all'acustica "Pilgrim", si mostrano nella loro interezza e non possono
più essere dimenticate.
In conclusione: un disco unico, che consiglio a tutti gli amanti
del prog metal e non solo, anche a tutti coloro che hanno voglia
di vivere un esperienza unica, fuori dagli schemi della musica tradizionale,
grazie ad uno dei gruppi che speriamo portino il metal verso il
nuovo millennio.
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Shade -
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