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Premetto
che mi è molto difficile non essere di parte quando parlo
dei Queensrÿche: la prima canzone che ascoltai fu "take
hold of the flame", anzi che vidi visto che a metà anni
'80 tutti i sabato notte registravo una trasmissione di heavy metal
(Music Box tedesco, collegamento possibile tramite tv locale che
alla mezzanotte cessava le proprie trasmissioni) e fu un vero colpo
al cuore.
Successivamente riuscii anche a registrare il video di "queen
of the reich" e lì ebbi il colpo di grazia!
E' importante capire in che contesto nasce "operation: mindcrime"
pertanto ecco un po' di storia.
Dopo il successo di "the warning" (1984), preceduto dall'EP
"queensrÿche" (1983) arriva "rage for order"
(1986), album che si distaccò dal precedente con atmosfere
più surreali ed enigmatiche.
Non fu completamente capito, probabilmente il cambiamento anche
sonoro era ancora prematuro per l'epoca (il metal-prog allora non
esisteva).
Quando nel 1988 esce "operation: mindcrime" la curiosità
era d'obbligo proprio perché era considerata una prova d'appello,
visto quanto successo col disco precedente.
Pur mantenendo una certa malinconia (tipica dei Rÿche) il lavoro
fa trasparire un ulteriore passo in avanti della band.
La prima cosa che colpisce è il sound: le chitarre hanno
un suono più grezzo rispetto al precedente ma Chris e Michael
riescono a tessere trame melodiche coinvolgenti alternate a riff
aggressivi senza mai cadere nella banalità o nello scontato,
giostrando fra elettriche ed acustiche 6 e 12 corde; gli assoli
stessi ne sono la dimostrazione, mai fini a se stessi ma delle melodie
nelle melodie al servizio delle emozioni che la band vuole trasmettere
canzone dopo canzone.
Il tutto viene supportato da una sezione ritmica incalzante in cui
Scott e Eddie viaggiano all'unisono (da tener presente che in certi
momenti Eddie ha la 4° corda accordata in RE e non in MI, cosa
che dà più profondità e riempimento al sound
stesso - vedi "i don't believe in love" -) ma su tutto
primeggia la voce di Geoff che vola ovunque.
Ma le stesse parti di tastiera diventano di primaria importanza,
soprattutto in canzoni come "the mission" o la conclusiva
"eyes of a stranger" riuscendo a dare quel giusto tocco
di malinconia e tensione che caratterizza l'intero album.
Se poi si considera che questo è un "concept-album"
è inevitabile che questo lavoro venga annoverato tra le pietre
miliari di tutta la musica, visto anche che è grazie ai Queensrÿche
che successivamente si è sviluppato il metal progressive.
Diventa relativo parlare in dettaglio delle singole canzoni proprio
per la caratteristica dell'album, tuttavia a mio avviso il punto
più elevato si raggiunge in "suite Sister Mary",
opera da 10' e 41" in cui Geoff duetta magnificamente con Pamela
Moore (per l'appunto nella parte di Sister Mary, la stessa Pamela
prenderà parte al tour mondiale dei Rÿche): l'atmosfera
è determinata dall'ossessivo riff iniziale di Chris, dai
cori alla "Carmina Burana", dagli effetti di pioggia,
temporale, ecc. ma, ripeto, ogni parola non potrà mai essere
adeguata per descrivere l'universo d'emozioni che è racchiuso
in questa opera nell'opera.
Concludo precisando che dal vivo i Queensrÿche nell'Empire
tour hanno suonato tutto, ma proprio tutto in sequenza "operation:
mindcrime" con un'unica modifica: la parte finale di "eyes
of a stranger" viene modificata con un riff in doppia voce
che si ricollega alla marcia di "anarchy-x" e, appena
termina la girandola finale di suoni, voci all'unisono esplodono
in un'unica parola: revolution.
Proprio quello che musicalmente hanno fatto i Queensrÿche.
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Fabio Lentola -
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