Gruppo
Queensr˙che

Titolo CD
Operation: Mindcrime

Anno di Pubblicazione
1988

Genere
Progressive Metal

Durata
59' 16"

Etichetta
EMI

Voto
10 e lode (visto che di più non si può dare...)

Band
Geoff Tate voices, keyboards, whistles and blurbs
Chris DeGarmo guitars (electric, acoustic 12 and 6 string)
Michael Wilton guitars (electric, acoustic 12 and 6 string)
Eddie Jackson bass
Scott Rockenfield drums & percussion, keyboard on "electric requiem"


Tracklist
1- i remember now
2 - anarchy-x
3 - revolution calling
4 - operation: mindcrime
5 - speak
6 - spreading the disease
7 - the mission
8 - suite sister Mary
9 - electric requiem
10 - breacking the silence
11 - i don't believe in love
12 - my empty room
13 - eyes of a stranger

 

Premetto che mi è molto difficile non essere di parte quando parlo dei Queensrÿche: la prima canzone che ascoltai fu "take hold of the flame", anzi che vidi visto che a metà anni '80 tutti i sabato notte registravo una trasmissione di heavy metal (Music Box tedesco, collegamento possibile tramite tv locale che alla mezzanotte cessava le proprie trasmissioni) e fu un vero colpo al cuore.
Successivamente riuscii anche a registrare il video di "queen of the reich" e lì ebbi il colpo di grazia!
E' importante capire in che contesto nasce "operation: mindcrime" pertanto ecco un po' di storia.
Dopo il successo di "the warning" (1984), preceduto dall'EP "queensrÿche" (1983) arriva "rage for order" (1986), album che si distaccò dal precedente con atmosfere più surreali ed enigmatiche.
Non fu completamente capito, probabilmente il cambiamento anche sonoro era ancora prematuro per l'epoca (il metal-prog allora non esisteva).
Quando nel 1988 esce "operation: mindcrime" la curiosità era d'obbligo proprio perché era considerata una prova d'appello, visto quanto successo col disco precedente.
Pur mantenendo una certa malinconia (tipica dei Rÿche) il lavoro fa trasparire un ulteriore passo in avanti della band.
La prima cosa che colpisce è il sound: le chitarre hanno un suono più grezzo rispetto al precedente ma Chris e Michael riescono a tessere trame melodiche coinvolgenti alternate a riff aggressivi senza mai cadere nella banalità o nello scontato, giostrando fra elettriche ed acustiche 6 e 12 corde; gli assoli stessi ne sono la dimostrazione, mai fini a se stessi ma delle melodie nelle melodie al servizio delle emozioni che la band vuole trasmettere canzone dopo canzone.
Il tutto viene supportato da una sezione ritmica incalzante in cui Scott e Eddie viaggiano all'unisono (da tener presente che in certi momenti Eddie ha la 4° corda accordata in RE e non in MI, cosa che dà più profondità e riempimento al sound stesso - vedi "i don't believe in love" -) ma su tutto primeggia la voce di Geoff che vola ovunque.
Ma le stesse parti di tastiera diventano di primaria importanza, soprattutto in canzoni come "the mission" o la conclusiva "eyes of a stranger" riuscendo a dare quel giusto tocco di malinconia e tensione che caratterizza l'intero album.
Se poi si considera che questo è un "concept-album" è inevitabile che questo lavoro venga annoverato tra le pietre miliari di tutta la musica, visto anche che è grazie ai Queensrÿche che successivamente si è sviluppato il metal progressive.
Diventa relativo parlare in dettaglio delle singole canzoni proprio per la caratteristica dell'album, tuttavia a mio avviso il punto più elevato si raggiunge in "suite Sister Mary", opera da 10' e 41" in cui Geoff duetta magnificamente con Pamela Moore (per l'appunto nella parte di Sister Mary, la stessa Pamela prenderà parte al tour mondiale dei Rÿche): l'atmosfera è determinata dall'ossessivo riff iniziale di Chris, dai cori alla "Carmina Burana", dagli effetti di pioggia, temporale, ecc. ma, ripeto, ogni parola non potrà mai essere adeguata per descrivere l'universo d'emozioni che è racchiuso in questa opera nell'opera.
Concludo precisando che dal vivo i Queensrÿche nell'Empire tour hanno suonato tutto, ma proprio tutto in sequenza "operation: mindcrime" con un'unica modifica: la parte finale di "eyes of a stranger" viene modificata con un riff in doppia voce che si ricollega alla marcia di "anarchy-x" e, appena termina la girandola finale di suoni, voci all'unisono esplodono in un'unica parola: revolution.
Proprio quello che musicalmente hanno fatto i Queensrÿche.

- Fabio Lentola -