Gruppo
Rage

Titolo CD
Ghosts

Anno di Pubblicazione
N/D

Genere
Heavy Metal classico

Durata
55' 48"

Etichetta
Gun Records

Voto
8.5

Band
Peavy Wagner - v, bs
Christian Wolff - piano, kb
Chris Efthimiadis - dr
Spiros Efthimiadis - gt
Sven Fischer - gt
Victor Smolski - gt


Tracklist
1. Beginning Of The End
2. Back In Time
3. Ghosts
4. Wash My Sins Away
5. Fear
6. Love And Fear Unite
7. Vanished In Haze
8. Spiritual Awakening
9. Love After Death
10. More Than A Lifetime
11. Tomorrow's Yesterday
12. End Of Eternity (bonus track)

 

Eccolo, finalmente, il nuovo album dei vecchi Rage.
Un riassunto velocissimo per quei pochi che ancora non sanno: appena ultimate le registrazioni di questo "Ghosts", Chris, Spiros e Sven hanno lasciato Peavy solo con il marchio. Il cantante/bassista ha reclutato Mike Terrana per le pelli e Victor Smolski, unico chitarrista della formazione che girerà l'Europa per l'imminente tour.
Quest'ultimo ha aggiunto alcune linee di chitarra al lavoro già ultimato.
Ma veniamo alla musica.
Eravamo rimasti a "XIII", al suo amalgama così perfetto tra orchestra e strumentazione rock da far sembrare che da quando esiste la musica non si fosse fatto altro. Un album geniale, molto vario, ma anche ostico. In qualche modo, un disco di passaggio, bello e "sospeso".
In "Ghosts", è bene dirlo subito, l'orchestra non c'è più, sostituita dalle tastiere di Christian Wolff, vero "membro esterno" della band. Senza girarci troppo intorno: la differenza si sente.
Più di una volta mi sono ritrovato a sognare cosa sarebbe stato "Ghosts" con archi e fiati al posto dei transistor.
Cosa avrebbero aggiunto gli strumenti antichi? Nulla, probabilmente.
"Ghosts" è meraviglioso, punto e basta. E' meravigliosamente arrangiato, meravigliosamente suonato ma, prima di tutto, meravigliosamente pensato e composto.
L'album è strutturato come un'opera rock, con le atmosfere dei vari pezzi che seguono gli stati d'animo dell'io narrante ed i testi che formano un concept di valore assoluto (non ai livelli di "The Wall", ma quasi).
L'inizio è da brividi con "Beginning Of The End", cadenzato che nelle oscure strofe sembra una outtake di "Streets", salvo poi aprirsi ad un refrain gigantesco copiato pari pari da "Sweet Dreams" di Annie Lennox. Difficile descrivere l'impatto emozionale.
"Back In Time" sfoggia un ritmo sostenuto, con una grandissima impressione di dinamismo ottenuto attraverso cori incredibilmente catchy, riff maideniani, "violini" che crescono prepotenti nello stupendo bridge e solo che più tedesco non si può. Da quando l'ascolto non canto altro.

L'attesa per il nuovo album dei Rage, diventata sempre piu' scottante dopo le notizie dello split, e' stata ripagata solo in parte. Al primo ascolto di Ghosts ho provato molta delusione nei confronti di uno dei gruppi che mi hanno avvicinato al Power Metal con dischi del calibro di "Trapped", "Black In Mind" e "End Of All Days" e ho iniziato a chiedermi il perche' del cambio di stile di Peavy e soci. Gia' il secondo ascolto del cd mi ha fatto passare la delusione e apprezzare questo lavoro, piu' difficile da assorbire dei precedenti, ma comunque di ottimo livello. Gli amanti del Power tradizionale potranno non gradirlo, perche' troppo carico di strumenti "classici" e di tempi lenti e invece scarno di ritornelli veloci e pesanti, ma come dar torto a Peavy, che ha sperimentato qualcosa di nuovo in un genere ormai intasato di nuove uscite ?

- Leonardo -


O meglio... quasi non canto altro: da un paio di giorni la title-track mi si è svelata nella sua bellezza superiore. Questo è forse il miglior brano del lotto. Lento ma scosso dalla metà in poi da un intermezzo più ritmato, pesante ma arioso con il suo sound vagamente spaziale, algido ma coinvolgente con i suoi cori ultra-evocativi. "This is the world that's next to yours / you can't see us, we can see you / the soul lives on, we're ghosts".
"Wash My Sins Away" è un altro brano che la maggior parte dei gruppi power in circolazione può solo sognarsi di scrivere, in virtù dell'eccellente songwriting. Eppure qualcosa per la prima volta non va: il tipo di bellezza di questo pezzo richiederebbe un arrangiamento più classicamente speed... alla Kai Hansen, per capirci. In questo caso l'evoluzione melodica del sound nuoce alla resa del pezzo, al quale una semplice iniezione di doppia cassa avrebbe fatto bene. Da annotare nel finale un geniale interludio di chitarrismo white-blues.
A questo punto siamo a 3 brani sopra il 9 ed uno che comunque si assesta su un onesto 8 abbondante... per ricordarci che non sono degli dei scesi in terra i Rage ci presentano due tracks solo buone.
"Fear", il pezzo più classicamente metal finora che gode di una buona accelerazione centrale, e "Love And Fear Unite", oscillante tra dolci frangenti melodici e sparate speed "vecchia maniera". Il discorso fatto per "Wash My Sins Away" vale a maggior ragione per questi due pezzi: l'impostazione troppo melodica dell'album li danneggia tantissimo. Da risentire live.
A questo punto, Peavy deve aver pensato che anche a noi metallari ogni tanto piace pomiciare con la propria metà... Ecco, caro Peavy, se avessi bisogno di simili "mezzucci" vorrebbe dire che con la mia ragazza sono proprio alla frutta. Poco m'importa se nel finale le atmosfere cambiano leggermente. Questo pezzo fa schifo.
Ma se c'è qualcuno che sa come farsi perdonare, questi sono i Rage. Ecco "Spiritual Awakening", up-tempo moderno (senza essere industrial) con ottimi effetti elettronici a condire l'ennesima prova di songwriting divino. Il pensiero che qualcuno possa aver storto il naso alle parole "moderno" ed "effetti elettronici" mi fa star male. Questa song è incredibile, divertente e profonda (anche a livello di testo) insieme.
In un capolavoro come questo "Ghosts", due belle songs come "Love After Death" e "More Than A Lifetime" passano in secondo piano. La prima, con i suoi cambi di tempo molto classici, farà comunque innamorare di sé più di un defender. La seconda, invece, proprio non gira, anche se non so dire perché. Forse è la sua struttura troppo incentrata sul coretto da "stasera all'osteria le donne entrano gratis, vestitevi bene".
Poco male, i pezzi sono comunque godibili.
Ed eccoci al gran finale.
Avete presente "The Wall"? Vi ricordate come i Pink Floyd hanno deciso di chiudere quel capolavoro?
Ecco, "Tomorrow's Yesterday" è un po' la "The Trial" di questo disco. Lasciate da parte il metal, qui non ce n'è quasi traccia. Il pezzo veicola un testo filosofico con una melodia spensierata, quasi bambinesca, gestita teatralmente dalle vocals di Peavy. Il paragone con la song dei Pink Floyd è decisamente a vantaggio di questi ultimi, ma va sicuramente premiato il coraggio dei nostri, che chiudono un lavoro stupendo con una track per loro atipica ma bellissima... e godetevi l'inserto "drammatico".
Se sono riuscito a convincervi del fatto che questo disco è un capolavoro senza mezzi termini... allora sbrigatevi a comprarlo, così vi beccate un digipack niente male e, soprattutto, la bonus-track: "End Of Eternity". Tutt'altro che un riempitivo, il pezzo è un power-speed classico (ecco la doppia cassa!) di ottima fattura per il quale però vale il discorso fatto finora per tutti i brani più "metal": dov'è la cattiveria dei grezzi arrangiamenti di "Black In Mind"?
Concludo con una cosa che mi ha fatto piuttosto girare entrambi i coglioni: la dicitura "featuring lingua mortis orchestra sounds" in copertina. Ovvero: "se avete comprato il disco perché credevate che fosse suonato con l'orchestra, non ve la prendete con noi: abbiamo specificato chiaramente che dell'orchestra ci sono soltanto i suoni". Degno dei migliori azzeccagarbugli truffaldini. Proprio una brutta caduta di stile (che per quanto mi riguarda, costa mezzo punto), per di più assolutamente inutile per un disco di questo livello.

- Sigurd -