Gruppo
Stratovarius

Titolo CD
Infinite

Anno di Pubblicazione
2000

Genere
Power

Durata
49' 57"

Etichetta
N/D

Voto
7

Band
Timo Tolkki - chitarra
Timo Kotipelto - voce
Jens Johansson - tastiera
Jorg Michael - batteria
Jari Kainulainen - basso


Tracklist
1. Huntingh High And Low
2. Millennium
3. Mother Gaia
4. Phoenix
5. Glory Of The World
6. A Million Lightyears Away
7. Freedom
8. Infinity
9. Celestial Dream

 

È dal 1994 che, ogni anno, gli Stratovarius mettono sul mercato un nuovo album. Dopo i primi anni difficili, finalmente arriva il successo per questa band finlandese, capitanata dal chitarrista ed ex-cantante Timo Tolkki, nel 1996 con l'album Episode; secondo alcuni il migliore fino ad ora.
Nel 2000 arriva Infinite. L'album è stato anticipato dal singolo "Huningh High And Low" uscito circa un mese prima del disco.
Huntingh High And Low è anche la prima canzone di Infinite. È la classica canzone di apertura con un ritornello orecchiabile. La canzone musicalmente non è un granchè... visto che, sia la chitarra sia la tastiera, eseguono sempre gli stessi accordi e l'assolo di Timo Tolkki è cortissimo; cosa inusuale per una canzone degli Stratovarius.
Dopo arriva Millennium: classica canzone power con ritmo speed e tempo tenuto in doppia cassa a manetta da Jorg Michael.
Mother Gaia è forse una delle tracce più belle dell'album (IMHO). Un lento molto ben fatto con una grandissimo Jorg Michael e dove la voce di Timo Kotipelto arriva a livelli altissimi. Senza contare che c'è la presenza di veri archi.
Phoenix è simile a Millennium e Huningh high and low come ritmo, però è su un altro pianeta come musica. Qui si che si vedono realmente i veri assoli di Timo e Jens.
Ora arriva il momento più curioso dell'intero disco: Glory Of The World. La prima canzone interamente composta dal tastierista Jens Johansson. Lo si nota subito visto che Jens dimostra tutta la sua bravura con la tastiera in questo brano durante l'assolo.
A million lightyears away è l'unica canzone che non mi attrae più di tanto. Si aspetta sempre che decolli un pochettino invece resta sempre con il solito ritmo piatto. Da cambiare.
Altro discorso invece per Freedom. Assolo straordinario di Timo Tolkki e riff iniziale suonato con la tastiera da Jens Johansson per non parlare della velocità di Jorg Michael...
Il vero capolavoro del disco è rappresentato da Infinity. Cambi di ritmo continui; da lento a veloce in un istante. Acuti di Timo Kotipelto micidiali e assooli stratosferici di Jens Johansson e Timo Tolkki.
Chiusura con Celestial Dream. Una ballata veramente bella con tanto di veri archi (come in Mother Gaia). Ha l'unico difetto di essere troppo corta. Risulta quasi come accorciata.
In conclusione l'album non è tutto sommato male; anzi è veramente bello. Purtroppo suona un po' come già sentito. Cioè ricorda troppo dischi come Visions ed Episode. Cmq preferisco sempre ascoltare gli Stratovarius ripetitivi piuttosto che sentire un disco come Destiny che non ha alcun senso.

- Davide Ripamonti -