|
È
dal 1994 che, ogni anno, gli Stratovarius mettono sul mercato un
nuovo album. Dopo i primi anni difficili, finalmente arriva il successo
per questa band finlandese, capitanata dal chitarrista ed ex-cantante
Timo Tolkki, nel 1996 con l'album Episode; secondo alcuni il migliore
fino ad ora.
Nel 2000 arriva Infinite. L'album è stato anticipato dal
singolo "Huningh High And Low" uscito circa un mese prima
del disco.
Huntingh High And Low è anche la prima canzone di Infinite.
È la classica canzone di apertura con un ritornello orecchiabile.
La canzone musicalmente non è un granchè... visto
che, sia la chitarra sia la tastiera, eseguono sempre gli stessi
accordi e l'assolo di Timo Tolkki è cortissimo; cosa inusuale
per una canzone degli Stratovarius.
Dopo arriva Millennium: classica canzone power con ritmo speed e
tempo tenuto in doppia cassa a manetta da Jorg Michael.
Mother Gaia è forse una delle tracce più belle dell'album
(IMHO). Un lento molto ben fatto con una grandissimo Jorg Michael
e dove la voce di Timo Kotipelto arriva a livelli altissimi. Senza
contare che c'è la presenza di veri archi.
Phoenix è simile a Millennium e Huningh high and low come
ritmo, però è su un altro pianeta come musica. Qui
si che si vedono realmente i veri assoli di Timo e Jens.
Ora arriva il momento più curioso dell'intero disco: Glory
Of The World. La prima canzone interamente composta dal tastierista
Jens Johansson. Lo si nota subito visto che Jens dimostra tutta
la sua bravura con la tastiera in questo brano durante l'assolo.
A million lightyears away è l'unica canzone che non mi attrae
più di tanto. Si aspetta sempre che decolli un pochettino
invece resta sempre con il solito ritmo piatto. Da cambiare.
Altro discorso invece per Freedom. Assolo straordinario di Timo
Tolkki e riff iniziale suonato con la tastiera da Jens Johansson
per non parlare della velocità di Jorg Michael...
Il vero capolavoro del disco è rappresentato da Infinity.
Cambi di ritmo continui; da lento a veloce in un istante. Acuti
di Timo Kotipelto micidiali e assooli stratosferici di Jens Johansson
e Timo Tolkki.
Chiusura con Celestial Dream. Una ballata veramente bella con tanto
di veri archi (come in Mother Gaia). Ha l'unico difetto di essere
troppo corta. Risulta quasi come accorciata.
In conclusione l'album non è tutto sommato male; anzi è
veramente bello. Purtroppo suona un po' come già sentito.
Cioè ricorda troppo dischi come Visions ed Episode. Cmq preferisco
sempre ascoltare gli Stratovarius ripetitivi piuttosto che sentire
un disco come Destiny che non ha alcun senso.
-
Davide Ripamonti -
|