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Fra
le mani ho il nuovo lavoro dei Theatre of Tragedy, Assembly. Già
dai sample disponibili in rete si era già capito che i nostri
eroi erano intenti nel continuare sulla scia di Musique. Leggendo
la recensione del Fuzz su Psycho ci si dovrebbe aspettare un capolavoro
che colpisce fin dal primo ascolto, e in effetti, alcuni ritornelli
sono davvero immediati e dopo averli ascoltati è difficile
non canticchiarli. Detto questo, sulla mia copia digipak (con un
booklet lucidissimo sembra che gli abbiano buttato sopra dell'olio
talmente è scivoloso.) c'è il classico adesivo che
illustra le date dell'Assembly-tour e ahimè non figura l'Italia
(sarà per settembre?sperèm.). Un'altra piccola nota:
sui primi 3 full lenght album dei TOT il colore in copertina era
prevalentemente scuro (grigiastro, viola e nero per la precisione)
mentre sia in Musique che in questo Assembly, la prevalenza è
del bianco.sembra quasi che ci sia un distacco voluto dalla malinconia
sprigionata dai precedenti album e dal gothic in generale.
Prodotto dal Hili Hillesmaa, già produttore degli HIM e mixato
ai Finnvox studio, questo disco contiene 11 canzoni.
Si inizia con Automatic Lover, chitarre accompagnate da synth in
primo piano: un brano abbastanza pesante se raffrontato con i brani
di spicco di Musique: si continua poi con la voce di Liv Kristine
Espenaes che si fa
insolitamente metallica e tutt'altro che dolce a cui poi si sostituisce
quella di Raymond Rohonyi che poi continuerà per le altre
strofe.
Altro appunto: L'elettronica è il protagonista assoluto di
questo album in cui le voci di Liv K. e Raymond (che cambiano +
volte anche all'interno di una sola canzone) hanno comunque un ruolo
di primo piano.
Universal Race è uno degli esempi di quello che sono i TOT
oggi..L'inizio sembra abbastanza inquietante: strofe cantate da
un robotico Raymond (anzi, per la precisione inizialmente è
una voce umana che cerca di fare il verso a
un robot, mentre alla fine si è invece trasformato in un
vero e proprio automa), mentre la voce (quasi adolescenziale) di
Liv K. compare nel ritornello (uno di quelli difficili da dimenticare!)
e riporta la
situazione alla serenità.
Si passa a Episode.Raymond parla, non canta, canzone molto vicina
al sound elettronico di Musique. L'inizio di Play mi ricorda una
vecchia canzone dei Savage Garden (Crush and Burn?).ma poi il timbro
TOT viene a galla. canzone leggera, sicuramente piacevole, ma forse
+ vicina al pop che al metal o all'elettronica. Superdrive è
invece una canzone uscita bene! Anche la voce di Liv subisce qualche
attacco robotico (non so come si chiami questo effetto, ma tanto
per rendere l'idea è quello che usavano sempre gli eiffel
65 e anche i Vision Divine in Take on me). Qualche parolina in francese,
interviene anche Raymond. Ma qui Liv K è senza dubbio la
protagonista. Inizio techno, poi le tastierone vengono a galla.Canzone
(breve, 2'55'') tutta da ballare, un ritornello che prende di brutto
(parlo come un truzzo? Ahha).una possibile hit nel genere! Sto parlando
di Let you down.
Il cambio di atmosfera si ha ascoltando Starlit dove è ravvisabile
un pizzico di malinconia.
Segue poi la canzone + significativa, + catchy dell'intero album:
Envision. Già il sample mi aveva impressionato.. Ascoltatela
e vi ritroverete a cantare "He's looking for something/Can't
see that' he's stranded/he's just moving somewhere/he just can stand
this feeling no more".Qui forse l' album raggiunge il climax.
Flickerlight ha un ritornello sicuramente piacevole, ma forse sfigura
proprio perché è posta dopo Envision, come già
detto la mia preferita sicuramente.
Liquid man si fa notare solo per il modo sexy in cui Liv K dice:
"It's distorted in a funny way".Lunghina (se paragonata
alle altre) e noiosa.
E alla fine un lento: Motion, canta Liv K.certo i tempi di "A
distance there is" sono lontani.è sì un lento
ma (ovviamente) con una notevole componente elettronica.non credo
di dire una scemata dicendo che in questo ruolo Liv K ricorda Bjork.c'è
solo lei che canta, solo lei al centro dell'attenzione.Un brano
distante da tutti gli altri, piacevole, sperimentale.Già,
sperimentale, forse la parola adatta anche per descrivere il sound
dei
Tot.possono piacere o meno, ma è assai difficile che suonino
banali.
Chi ha apprezzato Musique lo compri immediatamente, chi è
rimasto schifato dal precedente lavoro ne stia alla larga. Difficile
da catalogare, lontano dal metal e dal gothic puro.Risulterà
difficile da apprezzare in Italia, mentre credo che in Germania
nelle discoteche che non propongono sempre la solita fuffa, abbiano
trovato pane per i loro denti! Non serve remixare i classici, i
Tot hanno creato qualcosa pronto da ballare!
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Arde -
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