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I
Virgin Steele sono tornati, e questa volta non ci saranno superstiti!
Proprio così, perché ascoltando il primo atto di questa
maestosa metal opera non possiamo che rimanere folgorati dalla bellezza
e dalla magnificenza di questo disco.
L'istrionico DeFeis firma la sua produzione più matura, mettendo
in musica e interpretando niente meno che una tragedia di Eschilo,
più precisamente "l'Orestea", nella quale si narrano
le vicende della casa di Atreo, padre di Agamennone, a partire dal
ritorno in patria di questultimo dopo la guerra di Troia.
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Un
capolavoro. Questa č la miglior definizione per questo disco.
Musicare Eschilio non č da tutti, ancora meno farlo in questo
modo: 22 pezzi di vario genere, dalle "semplici" strumentali
ai pezzi epic-power come l' opener "Kingdom...", dai brevi
interludi quasi recitati alle canzoni "d' atmosfera" come
la splendida "Child of Desolation". De Feis, come al solito,
non trascura citazioni dai dischi precedenti, ed ecco che
il tema di "Sword of The Gods" diventa il "tema del trionfo"
di "In Triumph or Tragedy". La maesositā dei dischi precedenti
(chi ha presente "Veni Vidi Vici" di Invictus" sa a cosa mi
riferisco) č presente, sebbene lo stile di De Feis si discosti
un po' dagli ultimi lavori. Un disco da ascoltare (non ci
sono scusanti), in attesa del secondo capitolo.
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The Minstrel -
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Limpresa, sebbene il secondo atto debba ancora essere pubblicato
(previsto per inizio 2000), può dirsi più che riuscita.
Tutta l'esperienza dei Virgin Steele, dall'anima più squisitamente
AOR a quella di stampo epic/power metal, convoglia in queste ventidue
(!!) tracce, per un concept album equilibrato, pieno di "pathos"
romantico e guerriero, e strutturalmente perfetto, senza neanche
lombra di un pezzo più debole o fuori posto. L'aggressività
e la rabbia di "Invictus" appaiono in questa nuova opera
come trattenute, dosate in pezzi quali l'opener "Kingdom Of
The Fearless",
che ha la forza di un esercito su un campo di battaglia (dal vivo
sono sicuro farà strage), o la bellissima "Agony And
Shame". Tutti coloro che non hanno apprezzato molto il modo
di cantare di DeFeis nel disco precedente, in effetti troppo aggressivo
e che a tratti ricordava proprio lo stile di Eric Adams dei Manowar,
ascoltando THOA non potranno che tirare un sospiro di sollievo.
La sua performance canora in questo disco è più che
ottima, confermandosi come una delle voci metal più belle
di sempre, unendo rabbia e melodia allo stesso tempo, e deliziandoci
ancora una volta col suo
caratteristico falsetto, in splendidi intrecci di cori e doppie
voci.
E' proprio la sua voce che diventa una vera e propria guida per
tutta la durata del disco, interprete di tutti e dieci i personaggi
dell'opera, ed emozionando come non mai, in particolare nella parte
centrale del disco, ovvero nel cuore più sacrale e intimo
della tragedia, formata da pezzi quali "And Hecate Smiled",
la strumentale "A Song Of Prophecy" (e anche la performance
di DeFeis come pianista è encomiabile), e la stupenda "Child
Of Desolation", col suo irresistibile coro centrale di stampo
Hard Rock. Le parti acustiche e le strumentali in THOA rivestono
un ruolo molto più
importante che quello di semplici intermezzi, e questo lo si capisce
già a partire dalla seconda "Blaze Of Victory",
molto più che un semplice stacco narrativo.
In definitiva un disco da avere assolutamente, sicuramente fra i
più belli dei Virgin Steele e anche fra i migliori di questanno,
che non deluderà di certo i fan e che credo riesca a mettere
daccordo sia i sostenitori di "Invictus", che quelli
di dischi come "Life Among The Ruins" o il primo Marriage.
- Shade -
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