Gruppo
Virgin Steele

Titolo CD
The House Of Atreus Act I

Anno di Pubblicazione
1987

Genere
Power Metal

Durata
74' 3"

Etichetta
Modern Music / Noise Records

Voto
9

Band
David DeFeis (all vocals, keyboards, orchestration)
Edward Pursino (all electric guitars & bass guitars)
Frank Gilchriest (drums)


Tracklist
1. Kingdom Of The Fearless (The Destruction Of Troy)
2. Blaze Of Victory (The Watchman´s Song)
3. Through The Ring Of Fire
4. Prelude In A Minor (The Voyage Home)
5. Death Darkly Closed Theie Eyes (The Messenger´s Song)
6. In Triumph Or Tragedy
7. Return Of The King
8. Flames Of The Black Star (The Arrows Of Herakles)
9. Narcissus
10. Ans Hecate Smiled
11. A Song Of Prophecy
12. Child Of Desolation
13. G Minor Invention (Descent Into Death`s Twilight Kingdom)
14. Day Of Wrath
15. Great Sword Of Flame
16. The Gift Of Tantalos
17. Iphigenia In Hades
18. The Fire God
19. Garden Of Lamentation
20. Agony And Shame
21. Gate Of Kings
22. Via Sacra

 

I Virgin Steele sono tornati, e questa volta non ci saranno superstiti!
Proprio così, perché ascoltando il primo atto di questa maestosa metal opera non possiamo che rimanere folgorati dalla bellezza e dalla magnificenza di questo disco.
L'istrionico DeFeis firma la sua produzione più matura, mettendo in musica e interpretando niente meno che una tragedia di Eschilo, più precisamente "l'Orestea", nella quale si narrano le vicende della casa di Atreo, padre di Agamennone, a partire dal ritorno in patria di quest’ultimo dopo la guerra di Troia.

Un capolavoro. Questa č la miglior definizione per questo disco. Musicare Eschilio non č da tutti, ancora meno farlo in questo modo: 22 pezzi di vario genere, dalle "semplici" strumentali ai pezzi epic-power come l' opener "Kingdom...", dai brevi interludi quasi recitati alle canzoni "d' atmosfera" come la splendida "Child of Desolation". De Feis, come al solito, non trascura citazioni dai dischi precedenti, ed ecco che il tema di "Sword of The Gods" diventa il "tema del trionfo" di "In Triumph or Tragedy". La maesositā dei dischi precedenti (chi ha presente "Veni Vidi Vici" di Invictus" sa a cosa mi riferisco) č presente, sebbene lo stile di De Feis si discosti un po' dagli ultimi lavori. Un disco da ascoltare (non ci sono scusanti), in attesa del secondo capitolo.

- The Minstrel -


L’impresa, sebbene il secondo atto debba ancora essere pubblicato (previsto per inizio 2000), può dirsi più che riuscita. Tutta l'esperienza dei Virgin Steele, dall'anima più squisitamente AOR a quella di stampo epic/power metal, convoglia in queste ventidue (!!) tracce, per un concept album equilibrato, pieno di "pathos" romantico e guerriero, e strutturalmente perfetto, senza neanche l’ombra di un pezzo più debole o fuori posto. L'aggressività e la rabbia di "Invictus" appaiono in questa nuova opera come trattenute, dosate in pezzi quali l'opener "Kingdom Of The
Fearless", che ha la forza di un esercito su un campo di battaglia (dal vivo sono sicuro farà strage), o la bellissima "Agony And Shame". Tutti coloro che non hanno apprezzato molto il modo di cantare di DeFeis nel disco precedente, in effetti troppo aggressivo e che a tratti ricordava proprio lo stile di Eric Adams dei Manowar, ascoltando THOA non potranno che tirare un sospiro di sollievo. La sua performance canora in questo disco è più che ottima, confermandosi come una delle voci metal più belle di sempre, unendo rabbia e melodia allo stesso tempo, e deliziandoci ancora una volta col suo
caratteristico falsetto, in splendidi intrecci di cori e doppie voci.
E' proprio la sua voce che diventa una vera e propria guida per tutta la durata del disco, interprete di tutti e dieci i personaggi dell'opera, ed emozionando come non mai, in particolare nella parte centrale del disco, ovvero nel cuore più sacrale e intimo della tragedia, formata da pezzi quali "And Hecate Smiled", la strumentale "A Song Of Prophecy" (e anche la performance di DeFeis come pianista è encomiabile), e la stupenda "Child Of Desolation", col suo irresistibile coro centrale di stampo Hard Rock. Le parti acustiche e le strumentali in THOA rivestono un ruolo molto più
importante che quello di semplici intermezzi, e questo lo si capisce già a partire dalla seconda "Blaze Of Victory", molto più che un semplice stacco narrativo.
In definitiva un disco da avere assolutamente, sicuramente fra i più belli dei Virgin Steele e anche fra i migliori di quest’anno, che non deluderà di certo i fan e che credo riesca a mettere d’accordo sia i sostenitori di "Invictus", che quelli di dischi come "Life Among The Ruins" o il primo Marriage.

- Shade -