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Riecco
il pargolo delle seconde nozze tra Fabio Lione e Olaf Thörsen.
Pargolo per cui non nascondo di avere un certo apprezzamento fin
dal suo primo ruttino, quel disco omonimo in cui la band era riuscita
a distinguere dal calderone del power con un suono elegante e un
fil rouge velatamente (ma neanche tanto) spirituale nei testi. Ironia
del destino, proprio in un momento in cui le band "madri"
stavano per affrontare un momento di affaticamento piuttosto evidente.
Ma questo non deve far pensare che "Send Me An Angel"
sia un album di musicisti che cercano di leccarsi le ferite con
un side-project, i Vision Divine si evolvono e, sorpresa delle sorprese,
lo fanno all'indietro. Sì, perchè sopra al suono che
già conoscevamo è stata data una mano di "No
Limits" e pure qualche tocco delle bellissime melodie di "Return
To Heaven Denied".
E devo dire che il lavoro è fatto decisamente come si deve,
si recupera sì un suono molto Labyrinth ma un suono da cui
la band sta cercando, con risultati non sempre efficaci per usare
un eufemismo, di allontanarsi; e soprattutto possiamo immaginare
come avrebbe suonato "No Limits" con un Lione più
maturo, per quanto in casa Rob Tyrant rimanga sempre un paragone
scomodo.
La parte strumentale del disco è decisamente efficace, con
assoli molto melodici e bellissimi scambi tastiera chitarra che
evitano di sbrodolarsi addosso più del necessario, e qualche
concessione a suoni che integralisti del metallo troverebbero quantomeno
sconvenienti ma che appartengono di diritto al mondo Labyrinth.
La ritmica non stupirà probabilmente nessuno, anche se si
è indurita rispetto all'episodio precedente.
Ed è forse qui il limite principale di un disco pur gradevolissimo:
si è osato in tante direzioni, ma osato poco, forse anche
per paura di fare il passo troppo lungo come è successo su
"Sons Of Thunder", per cui i temuti filler appaiono qua
e là, anche se bilanciati da refrain decisamente catchy ed
efficaci. O forse semplicemente "Send Me An Angel" non
vuole nemmeno tentare di essere un disco epocale, accontentandosi
di chiudere la bocca a chi riteneva la band un giocattolino spillasoldi
della premiata ditta Thörsen-Lione; su questo la band non ha
sicuramente altro da dimostrare, con un suo "mondo" di
suono e parole ben definito e qualche piccolo vizio ereditario come
la cover pop bellissima di "Take On Me" (che ironicamente
finisce per essere il brano migliore del disco, forse grazie al
fatto di essere a un estremo, sia pure quello della melodia).
Certo la band ha ancora bisogno di crescere ma, se avete apprezzato
il loro esordio, l'attesa al suono degli highlights di questa nuova
uscita non sarà un'attesa troppo sofferta.
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Silver Drake -
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